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Mattarella in una scuola con tanti bambini cinesi. Un gesto anti-discriminazioni

 

Un caso atteso dagli epidemiologi: il primo italiano colpito da coronavirus. Si tratta di uno degli italiani ospitati a Roma nella città militare della Cecchignola in quarantena dopo il rientro dalla Cina e ora in cura all’ospedale Spallanzani. Al momento, dicono i bollettini medici,  la sua situazione non suscita preoccupazione.

Se di primo acchito la notizia spaventa, in realtà non c’e’ nulla di nuovo perché il virus  e’ stato contratto sempre nell’epicentro dell’epidemia, a Wuhan e non in Italia. E questo fa la differenza: nessun contagio secondario, ovvero avvenuto in un paese lontano da dove l’epidemia è esplosa. E questo significa che, almeno per ora, in Italia il virus non e’ in circolazione e che il cordone sanitario sta funzionando.

E questa è la prima notizia. La seconda e’ che ospite del virus stavolta e’ un italiano, non un cinese, ribadendo il concetto che il virus non agisce per etnia ma per contatto con persone infette.

Un’idea sottolineata dalla visita a sorpresa del presidente della repubblica Mattarella in una scuola di Roma, nel quartiere Esquilino, una zona con una grande mescolanza di culture di provenienza. Circa il 45% degli alunni è qui figlio di immigrati, ma della differenza di colore della pelle e di forma degli occhi, i bambini si accorgono poco se non si insegna loro a considerarle una fonte di diffidenza. Molti di questi bambini sono nati da genitori cinesi, ma si sentono profondamente italiani, parlano con accento romano e la Cina, magari, l’hanno visitata solo nei racconti dei parenti. Bambini che non avrebbero potuto trasmettere nessun coronavirus ma che, in altre zone e in altre città sono stati oggetto di discriminazione o di sospetto. Bambini che hanno accorso il presidente della repubblica Mattarella cantando l’inno di Mameli.

Seguiremo con attenzione e apprensione l’evoluzione dello stato di salute del nostro connazionale e dei due coniugi cinesi ricoverati allo Spallanzani. Occhi a mandorla, occhi azzurri o neri, il virus non fa differenza.

La differenza in positivo, invece, possiamo farla noi . Con prudenza, attenzione ma senza allarmismi e soprattutto senza sciocche prevenzioni.

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