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“La mafia è un peccato strutturale, siamo tutti responsabili”

 
“C’è stato per anni questo falso mito del ‘mafioso benigno’, a fronte di un delitto considerato come un fatto individuale di fronte al quale si era solo personalmente responsabili, senza alcuna responsabilità sociale. Oggi invece parliamo di peccato strutturale: il nostro è un popolo che si deve liberare dalla schiavitù della mafia”. È l’appello lanciato da Padre Francesco Michele Stabile e che sintetizza l’evoluzione della percezione del fenomeno mafioso alla quinta conferenza del Progetto educativo antimafia e antiviolenza promosso dal Centro studi Pio La Torre.
A discutere con lui di “Evoluzione dell’impegno antimafia delle religioni nell’Italia repubblicana” al cinema Rouge et noir di Palermo sono stati: Peter Ciaccio, pastore della Chiesa Valdese di Palermo e Adham Darawsha, assessore alla Cultura del Comune di Palermo, moderati dal vicedirettore del Giornale di Sicilia, Marco Romano.
Padre Stabile, che è stato vicario episcopale del cardinale Salvatore Pappalardo, autore della durissima omelia contro la mafia pronunciata ai funerali del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e della moglie Emanuela Setti Carraro, ha ricostruito il clima di oppressione di quegli anni, “A partire da quel cortile deserto al carcere Ucciardone dove la messa della vigilia di Pasqua fu disertata dai detenuti, come risposta all’omelia di Pappalardo. Per questo – ha concluso – è una memoria di lotta e liberazione quella che portiamo avanti oggi nelle scuole”.
 “Nei secoli non sempre le Chiese sono state attente: è successo con le dittature, ma anche con la mafia – ha detto Peter Ciaccio – la mancata comprensione del fenomeno ha portato a una sua sottovalutazione. Per fortuna c’è stata una presa di coscienza della stessa Chiesa: come rappresentante di quella Valdese cito il manifesto affisso da Pietro Valdo Panascia a Palermo nel 1963, dopo la strage di Ciaculli, che ricordava il comandamento divino ‘Non uccidere’”.
“La mafia è prevaricazione e il terrorismo islamico che ha usato la dottrina per giustificare ogni crimine, come l’Isis, per me è mafia. L’errore comune che si fa è l’indifferenza o la sottovalutazione dietro l’alibi ‘non ci riguarda’, ha detto l’assessore Adham Darawsha.
Circa 800 i partecipanti all’incontro, tra studenti siciliani presenti in sala, alunni in videoconferenza di altre regioni, e detenuti dalle carceri di Trieste e Catania che hanno potuto rivolgere anche domande ai relatori.
“Abbiamo lanciato un appello trasversale ai rappresentanti di diverse fedi religiose per confrontarci sul contrasto alla mafia – ha detto Vito Lo Monaco, presidente del centro Pio La Torre – per ribadire che ogni Chiesa ha l’autorità morale nella prevenzione della criminalità. Un messaggio che ribadiremo con la riedizione della marcia antimafia da Bagheria a Casteldaccia il prossimo 26 febbraio alla quale parteciperanno credenti e non, e con la prossima conferenza il 6 marzo sulla violenza di genere, perché ogni violenza è un brodo di coltura delle mafie”.

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