Giornalismo sotto attacco in Italia

Strage di Bologna, la magistratura accusata di vendette politiche: ancora un depistaggio

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Così come è accaduto in occasione del 46° Anniversario della Strage di Ustica, il 27 giugno scorso, avrei scommesso che a pochi giorni dalla commemorazione della Strage della Stazione di Bologna del 2 agosto 1980 (85 morti, 7 i bambini, 216 feriti), i soliti noti avrebbero tirato fuori l’immancabile pista palestinese: una bomba nel vano toilette del DC-9 Itavia partito da Bologna per Palermo (81 morti di cui 13 bambini), una seconda bomba alla Stazione di Bologna nella sala d’aspetto di seconda classe. Quest’anno la strategia è un’altra, prende spunto dal fatto che la Cassazione ha tolto a Cavallini il beneficio della semilibertà, il terrorista nero, appartenente ai Nar, è stato recentemente condannato definitivamente come esecutore materiale della Strage di Bologna con Mambro, Fioravanti, Ciavardini e Bellini. Avendo una nuova condanna definitiva la legge impone l’isolamento diurno, incompatibile con la semilibertà. Antonino Monteleone, giornalista collaboratore della Rai, conduttore di Filo Rosso, trasmissione che nei nuovi palinsesti del servizio pubblico è stata, nonostante i precari ascolti, promossa in prima serata su Rai3, ha messo in discussione l’operato dei giudici bolognesi, attaccandoli: “Qualcuno, nei Palazzi di Giustizia, ha avuto un’illuminazione di affibbiare a Cavallini la Strage di Bologna, nonostante una debolezza dell’impianto probatorio”. Monteleone, pur definendosi da sempre liberale e antifascista, ha aggiunto che il Palazzo di Giustizia di Bologna “è un luogo di giustizialismo ideologico e di vendette politiche”. Le stesse parole che anni fa esponenti della destra destra bolognese, oggi in Fratelli d’Italia, avevano pronunciato quando pretendevano che dalla lapide che ricorda la “Strage fascista” venisse tolta la parola “fascista”. Credo che dietro a tutto ciò ci sia l’obiettivo di depistare come è avvenuto nel passato, e il 1980 ancora oggi rappresenta l’assalto alla democrazia: il 6 gennaio l’omicidio del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, un intreccio tra terrorismo nero, mafia e servizi segreti deviati; il 23 giugno l’omicidio del sostituto procuratore Mario Amato che indagava sul terrorismo nero, assassinato dallo stesso Cavallini; il 2 agosto la Strage della Stazione di Bologna, dove i depistaggi e i sospetti sulla P2 di Licio Gelli diventano certezze con la condanna definitiva del Venerabile con Ortolani, D’Amato e l’ex senatore del MSI Tedeschi, per essere i mandanti, gli organizzatori e finanziatori della Strage. Sulla verità c’è ancora molto da scoprire, la magistratura continuerà ancora ad indagare, con l’indispensabile aiuto delle Associazioni dei Familiari delle Vittime, fondamentali in ogni strage che ha colpito l’Italia democratica. Il cambio di passo che sta avvenendo nel Paese, quello delle parole di Monteleone rappresenta solo un ago in un enorme pagliaio ma non va sottovalutato, l’obiettivo è quello di inquinare la storia di mettere dubbi nei cittadini, per poter passare dalla camicia nera a quella bianca, per preparare il terreno al raggiungimento di incarichi istituzionali più prestigiosi.


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