Giornalismo sotto attacco in Italia

Obiettivo (oscuro) Quirinale

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Il revisionismo storico che impegna le forze meloniane in una corsa contro il tempo, a rotta di collo, ha un obiettivo ormai evidente: il Quirinale.

Con buona pace del giurista Sabino Cassese, la Costituzione italiana del ’48 non è e non è mai stato “di” tutti. Ha avuto e senz’altro ha l’ambizione di parlare a tutti e soprattutto di impegnare tutti, soprattutto chi fa politica, ma questa è un’altra questione.

La Costituzione del ’48, come ricorda oggi magistralmente il sen. Roberto Scarpinato sulle pagine de Il Fatto, è stata subita da una porzione non irrilevante di potere italiano, in parte radicato nel Fascismo, che programmando la sua definitiva neutralizzazione ha operato con feroce precisione ogni qual volta ha rilevato un eccessivo entusiasmo nella sua applicazione. La strage di Piazza della Loggia da questo punto di vista è di straordinario valore paradigmatico.

L’Italia avrebbe potuto imboccare la strada di una “pacificazione” seria, fatta di rigore storico, di assunzione di responsabilità prima ancora che di attribuzione di responsabilità: la verità che è la prima forma di giustizia, avrebbe potuto guarire molte delle ferite che hanno lacerato vite, famiglie e la società tutta. Ma non lo ha fatto. Ha preferito imboccare la via di una cattiva “pacificazione” fatta di depistaggi, rimozione, irresponsabilità (anche quando sentenze definitive ne attribuiscono degli scampoli!), impunità, negando il bene riparativo della verità ed affogando il bisogno di giustizia nella disperata assuefazione verso un potere irredimibile.

In questo orizzonte si colloca il lavoro fatto in questi anni sulla strage di Via D’Amelio dalla Commissione parlamentare anti mafia, guidata dalla meloniana Chiara Colosimo, in piena sintonia con i vendicativi desiderata di Mario Mori che di quel fronte ha interpretato per decenni una posizione di assoluta rilevanza e con la Procura di Caltanissetta diretta dal Procuratore Salvatore De Luca. Uno sforzo che oggi si riflette nella manifestazione del 3 Luglio a Palermo di Gioventù Nazionale dall’evocativo titolo: “La pista nera è un depistaggio rosso”, echeggiante quanto 22 anni fa accadeva a Catania quando una giovanissima Giorgia Meloni “abbracciava” la causa innocentista di Luigi Ciavardini, ex NAR, già allora condannato per l’omicidio Amato e sotto accusa per la strage di Bologna, sostenendo la estraneità dell’estrema destra fascista alla strage di Bologna. Anni dopo ad abbracciare fuor di metafora lo stesso Luigi Ciavardini sarà l’attuale presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo. Copione che si ritrova in questi giorni nella presa di posizione del giornalista Antonino Monteleone che su Rai Tre conduce Filo Rosso che su Instagram ha definito il processo che ha condannato in via definitiva un altro NAR, Gilberto Cavallini, per la strage di Bologna, una sorta di vendetta politica priva di basi giuridiche (c’è da aspettarsi che venga presto invitato in trasmissione!).

Sempre in questo orizzonte, farei un torto a non ricordarlo, si devono collocare le reazioni depistanti e falsificanti esplose nel firmamento meloniano all’indomani della archiviazione disposta a Firenze dell’indagine che ha riguardato Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi come presunti mandanti esterni delle stragi “continentali”, che hanno trasformato una archiviazione “tecnica” per insufficienza di prove, in una assoluzione definitiva e tombale da ogni possibile relazione tra Dell’Utri, il suo dante causa Berlusconi e Cosa Nostra, che al contrario restano fissate per sempre in più sentenze ed in tutta la loro oscena gravità. Che il quattro volte presidente del Consiglio Berlusconi abbia preferito per decenni pagare la protezione a Cosa Nostra invece che ricorrere a quella dello Stato è per me un delitto morale e politico imprescrittibile.

Insomma: “neri”, piduisti, mafiosi in combutta con politici ed imprenditori che hanno fatto la “Seconda Repubblica”, devono sparire dalla scena dei crimini stragisti per spalancare (in fretta) ai fieri eredi di quella stagione i portoni più alti e sacri della Repubblica. Anche per fermare questo progetto serve la grande “alleanza per la Costituzione” che in tanti stanno evocando.


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