Giornalismo sotto attacco in Italia

Il calcio agli ordini di Trump

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Trump ordina, Infantino esegue. Il calcio rinuncia alla sua autonomia, al rispetto delle regole, alla credibilità di una competizione Mondiale. Il Presidente della Fifa, ancora una volta, si genuflette di fronte al potere mettendo in ridicolo un intero movimento, quello che lui dovrebbe rappresentare con dignità e indipendenza.

Non era mai accaduto nella storia della Coppa del Mondo di calcio. Infantino ha annullato la squalifica comminata al giocatore statunitense Folarin Balogun dopo un legittimo cartellino rosso che ne aveva decretato l’espulsione per un brutto fallo di gioco sul campo. Il regolamento è esplicito e chiaro in questi casi: il rosso comporta l’automatica squalifica per la gara successiva.

E mai era accaduto che il Presidente di un paese organizzatore chiedesse esplicitamente di riammettere il calciatore direttamente al Presidente della Fifa. Che, obbediente, ha eseguito l’ordine ricevendone addirittura un ringraziamento via social.

Le regole per Trump sono un fastidio in politica e nelle relazioni internazionali, sono un fastidio ovviamente anche nello sport.

Ferma la protesta della federazione belga, il Belgio è il prossimo avversario degli Stati Uniti al Mondiale, ferma persino la protesta dell’Uefa l’organismo che gestisce il calcio europeo. È chiaro a tutti che si è superato il confine della liceità mettendo in discussione la stessa regolarità del torneo. Lo sport senza regole non può esistere.

Dopo le vessazioni subite dalla nazionale iraniana, dopo il rifiuto del visto di ingresso al miglior arbitro del continente africano, dopo le umiliazioni subite da intere delegazioni, dopo il rifiuto di ingresso negli Usa a larghe rappresentanze di tifosi e dopo aver portato alle stelle i prezzi dei biglietti l’ultimo affronto colpisce direttamente le regole del calcio, colpisce il calcio giocato, colpisce il campo.

Trump si comporta da monarca assoluto, Infantino da vassallo ossequioso. Non dimentichiamolo: c’era anche il Presidente della Fifa nella combriccola di affaristi del Board of Peace. E non è un semplice caso.

Trump è un Re Mida al contrario: ciò che tocca distrugge e umilia. Questo Mondiale di plastica che avvicina il calcio al wrestling passerà alla storia come il più umiliante per il movimento calcistico e per i cantori complici che non osano denunciare.

 


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