All’inizio del suo pontificato Leone XIV ha ricevuto il vice presidente degli Stati Uniti, JD Vance. Veniva a portare ufficialmente l’invito di Donald Trump alla grande cerimonia che ha avuto luogo ieri a Washington, quella sguaiata celebrazione di sè e di un anti comunismo inutile e pretestuoso non vedendosi dove questo rischio comunismo possa essere a fronte di suprematismo, cleptocrazia, disumanizzazione dell’altro, tutti mali che Trump incarna.
Leone rispose a Vance che purtroppo non poteva accettare quell’invito perchè lui aveva giá in agenda per quella data la sua visita a Lampedusa. Dunque senza attribuire al papa chiare intenzioni, possiamo dire che sin dall’inizio del suo pontificato lui sapeva che cosa sarebbe accaduto ieri: l’altra America avrebbe festeggiato il suo 250esimo da Lampedusa, cioè dall’isola simbolo dell’accoglienza, cioè del rifiuto tanto dell’ICE quanto dello scellerato protocollo sulle deportazioni dell’UE.
Il papa americano ieri a Lampedusa ha dato un volto all’ altra America, quella dei valori che oggi Trump tradisce e disprezza. Così la capitale dell’impero si è trasferita nel giorni più solenne, quello della festa, dell’indipendenza, dalla desolazione pacchiana e fallita di Washington alla bellezza di Lampedusa, scelta come scogliera alla quale aggrapparsi per respingere il sistema della disumanizzazione dei migranti. Papa Giovanni Paolo II andò a sfidare il sistema sovietico a Varsavia, papa Prevost ha sfidato il sistema trumpiano sottraendogli il 4 luglio di cui Trump si voleva impossessare.
Mai come in questo 4 luglio le due Americhe si sono sfidate con due messaggi opposti al mondo.
