Troppi silenzi, troppe mezze solidarietà annebbiano ulteriormente questo tormentato periodo in cui lo scontro nel mondo del giornalismo contribuisce ad avvelenare l’irrespirabile aria di questo paese.
Meglio essere molto chiari: noi siamo con il presidente dell’ordine Bartoli e con il presidente della federazione della stampa Di Trapani.
L’ingerenza della politica, a partire clamorosamente dalla seconda carica dello stato, il presidente del senato La Russa, passando per il vice presidente del consiglio Salvini, agli esponenti più forti dei partiti al governo, è diventata intollerabile e richiederebbe un’azione corale del giornalismo italiano, che purtroppo tarda e mostra una categoria in prevalenza ripiegata su se stessa e impaurita come mai in passato.
Bartoli chiede a gran vice di disarmare le parole e rivolge un duro monito al potere: la situazione a un certo punto può sfuggire di mano!
Per non parlare della vergogna degli insulti a Vittorio Di Trapani, reo, pensate un po’, di richiedere alla Rai un audit per sapere chi ha passato le cifre dei costi di produzione di Report a quel fogliame indegno di essere definito giornale che è il Tempo.
E sapete perchè Di trapani lo può pretendere più di altri? Perché lui da segretario dell’Usigrai chiese la pubblicazione degli stipendi di tutti i giornalisti. Ma le note di produzione sono proprio altro e l’uso illecito che se ne sta facendo certifica due cose: si fa un danno alla Rai ma con un obiettivo preciso: minacciare non solo Ranucci ma tutti i giornalisti sgraditi al regime che vige nell’azienda. E se vengono fuori i nomi di chi passa le carte aziendali “pesanti” come le spese e le diffonde all’esterno allora sono guai per molti.
E c’è anche una curiosità che fa pensare:spunta fra i detrattori di Di Trapani la tessera 2232 della Loggia massonica P2, Fabrizio Cicchitto.
Quante ricorrenze in queste vicende! Lavitola massone a 18 anni, tutti che passano per Forza Italia e poi svoltano più a destra, conoscono servizi segreti fedeli e deviati…molte storie che saranno riscritte.
Noi non cambiamo idea, il nostro lavoro resta il racconto della verità, sgradita o no al potere, resta il rispetto del diritto ad essere informati, resta l’adesione alla costituzione della repubblica italiana e alla democrazia.
