Viviana Mazza è la corrispondente del Corriere della Sera dagli Stati Uniti che lo scorso 14 aprile, con uno scoop mondiale, ha rivelato il deterioramento dei rapporti fra Meloni e Trump. All’epoca, infatti, il Presidente degli Stati Uniti aveva attaccato frontalmente papa Leone XIV, reo, a suo dire, di ostinarsi a predicare in favore della pace e della convivenza fra i popoli senza comprendere la pericolosità dell’Iran, e la Presidente del Consiglio non aveva potuto far altro che prendere le distanze, anche per esigenze elettorali interne, da posizioni ai limiti dell’assurdo.
Da qualche settimana, Viviana Mazza è approdata in libreria con un saggio intitolato “L’America che verrà. Dopo Trump”, edito da Bompiani, nel quale ci racconta la complessità degli Stati Uniti attraverso ventisei interviste d’autore. Da Steve Bannon a Marjorie Taylor Greene, alfieri del mondo MAGA e del trumpismo prima maniera, passando per il giudice costituzionale Samuel Alito jr., conservatore, per giornalisti di vaglia come Emma Tucker, ex direttrice del Wall Street Journal (appartenente alla galassia di Rupert Murdoch, al pari della FOX) e Martin Barron, ex direttore del Washington Post, fino a intellettuali come Jonathan Safran Foer e Lauren Groff, Mazza compone lo scenario di un Paese diviso, impoverito, pieno di contraddizioni, con l’ex GOP ormai divenuto a tutti gli effetti MAGA e i democratici in rapida evoluzione dalla Terza via clintoniana e obamiana al socialismo dei Mamdani e delle Ocasio-Cortez, in cui tuttavia regna ancora un minimo di speranza. Perché l’incertezza – ci spiega la collega – è anche una fonte di possibilità e di riscatto: una lezione tipicamente americana che dovremmo, forse, far nostra anche nella vecchia Europa.
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