Berchidda non è solo musica, è uno stato d’animo. Quello che colpisce chiunque si trovi ad attraversare Time in Jazz è qualcosa che va ben oltre la pura dimensione artistica: è un senso profondo di identità, la sensazione viva di sentirsi parte di una comunità di respiro internazionale stretta attorno al festival. Tra le presentazioni di libri della rassegna letteraria, le attività e i laboratori dedicati ai più piccoli, le mostre fotografiche e i mille rivoli di eventi che popolano il paese e i centri limitrofi, ciò che resta è il calore e l’amore sincero che si respirano a ogni tappa.
Un’atmosfera speciale resa tale da un’organizzazione ineccepibile e da un impegno corale sorretto da uno staff imponente e da una squadra di volontari instancabili. Una calorosa umanità che ha il suo perno in Paolo Fresu: sempre presente, quasi ovunque, l’artista berchiddese non manca mai, prima di introdurre gli artisti sul palco, di ricordare e ringraziare chi lavora dietro le quinte. Un gesto di profondo rispetto che testimonia un’etica rara, la grande sensibilità dell’uomo prima ancora che dell’artista e la consapevolezza che la bellezza di questo festival è il frutto del lavoro di tutti.
Ma è anche nella scelta dei luoghi e dei progetti che il festival svela la sua anima più alta. Nella quiete raccolta della Chiesa della Santissima Trinità a Bortigiadas, il pubblico ha potuto immergersi nelle atmosfere di Nica’s Dream: un viaggio intessuto dalla voce narrante di Valerio Corzani e dalle rielaborazioni sonore di Giorgio Li Calzi, dedicato alla figura di Pannonica de Koenigswarter. La storia della “Baronessa del jazz”, capace di spogliarsi di ogni privilegio per abbracciare la libertà e la musica di genî come Monk e Parker, è diventata un omaggio poetico al jazz inteso come spazio di pura relazione umana.
Di straordinaria intensità anche l’appuntamento ad Olbia, nella suggestiva e antica cornice della basilica di San Simplicio. Qui è andato in scena Hamdelaneh, il dialogo musicale intimo tra la tromba e il flicorno di Markus Stockhausen e il santur dell’iraniano Alireza Mortazavi. Un incontro “con lo stesso cuore” – come suggerisce la traduzione dal persiano del titolo – in cui le improvvisazioni dell’Occidente e la millenaria tradizione dell’Oriente si sono fusi in un’unica ricerca sonora. Un ponte di ascolto, delicatezza e pace che rappresenta oggi un messaggio più che mai necessario.
È questa la magia di Time in Jazz: saper coniugare la grande ricerca musicale internazionale con l’autenticità di una festa popolare, dimostrando che l’arte, quando è mossa da un’umanità così sincera, sa farsi casa per chiunque la incontri.
