Emfa, la grande incompiuta

Sangue e vino. Mori. L’incantamento di Sicilia

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Testo e Regia: Gisella Calì.

Musiche originali: Daniele Caruso.

 

Marchingegno shakespeariano. La scena nella scena. Con la rappresentazione Amleto denuncia e scopre l’assassino del padre. Nel “Sogno”, invece, si rappresenta la imprevedibilità dell’amore, turbamento che coglie tutti i personaggi. Con l’antica storia del Moro e la sua testa di bacilicò, storia nella storia, Gisella Calì preannuncia passioni che dalla Sicilia, come il vino, giungono nel mondo intero, ispirando anche l’algida Albione. Ma non possiamo svelare il finale. Che è letteralmente a sorpresa.

Uno spettacolo monumentale, per le dimensioni e per la grandiosa resa scenica, con soluzioni e trovate che possiamo serenamente definire geniali. Il tutto in un vero e proprio feudo (Rudinì, il ministro), edificio immenso dinanzi allo splendido mare di Marzamemi.

Lo spettacolo attraversa i suggestivi ambienti con la scioltezza di una straordinaria presenza attoriale che coinvolge il pubblico, che segue (anche fisicamente nel percorso) lo spettacolo con religiosa attenzione. Nella scena finale anche il pubblico ne fa parte, rendendosene conto solo a cose fatte.

Gli attori, di una bravura sconvolgente, catturano il pubblico che viene preso dall’entusiasmo e da una curiosità crescente. Si ride tanto, ma il finale è veramente a sorpresa, preannunciato da una processione funebre che attraversa i magnifici ambienti, guidata dalla banda del paese.

La grandiosità dello spettacolo si raffronta e rafforza con l’ambientazione in un vecchio enorme palmento che assurge a monumento religioso del lavoro e del vino. Come la storia, lo splendido edificio si apre all’attenzione dei presenti, irretiti da circa cinquanta attori in campo, che diventano un perfetto ingranaggio scenico, meravigliosamente arricchito da musiche e danze, in perfetto equilibrio tra tradizione e invenzione. Perfetto anche nel percorso itinerante, raggiungendo, comunque, una coralità commovente.

Uno spettacolo che non ha nulla di paragonabile neanche nel teatro dei migliori anni Settanta. Al confronto Ronconi risulterebbe semplicemente macchinoso. Una grande vittoria del genio siciliano, una autrice figlia di una terra che è teatro e proscenio da oltre duemila anni. Teatro che corre nel sangue delle vene.

 


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