Emfa, la grande incompiuta

17 palestinesi morti nelle ultime ventiquattr’ore

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A Gaza il cessate il fuoco continua a esistere negli annunci diplomatici, ma sempre meno nella vita delle persone. Secondo il bilancio delle autorità sanitarie palestinesi, gli attacchi israeliani delle ultime ventiquattr’ore hanno ucciso almeno 17 palestinesi e ne hanno feriti 38.

Mercoledì un altro raid ha centrato il quartier generale della polizia municipale, vicino a un parco affollato: nove morti e quindici feriti, tra i quali una donna e una bambina. Un altro palestinese è stato ucciso a Nuseirat.

Il ministero dell’Interno di Gaza sostiene che colpire la polizia serva a disgregare l’ordine civile; Hamas respinge la versione israeliana secondo cui sarebbero stati presi di mira esponenti della resistenza e accusa Netanyahu di sabotare i negoziati.

Intanto una bambina palestinese è morta per grave malnutrizione. I numeri degli aiuti sono contestati, ma il quadro umanitario non lo è: l’IPC stima che 74.200 bambini sotto i cinque anni avranno bisogno di cure per malnutrizione acuta entro aprile 2027, oltre undicimila in condizioni gravi.

La violenza si estende alla Cisgiordania occupata. L’ufficio del primo ministro palestinese denuncia 467 attacchi di soldati e coloni e 75 demolizioni in una sola settimana. A Qabatiya, l’esercito israeliano ha confermato che alcuni detenuti palestinesi sono stati contrassegnati con numeri scritti sulla fronte. Ahmed al-Hatnawi portava il numero 44: un essere umano ridotto a una cifra, marchiato come un oggetto.

E proprio oggi Israele ha annunciato inchieste militari sull’uccisione di Hind Rajab e di quindici soccorritori palestinesi. Per la prima volta, l’esercito ha ammesso di aver sparato contro l’auto della bambina, dopo aver negato che i soldati fossero presenti. Ma aprire un’inchiesta non significa ancora fare giustizia. Soprattutto quando la verità arriva dopo due anni, e soltanto dopo che immagini, registrazioni e corpi hanno reso impossibile continuare a negarla.

L’Australia ha convocato l’ambasciatore israeliano dopo la decisione di non aprire un’indagine penale sull’uccisione di Zomi Frankcom e di altri sei operatori di World Central Kitchen.

Nell’aprile 2024 il loro convoglio, riconoscibile e coordinato con l’esercito, fu colpito da tre attacchi israeliani. Israele ammette gravi errori operativi, ma sostiene che non vi siano elementi di responsabilità criminale.

La ministra degli Esteri Penny Wong ha definito la decisione oltraggiosa e la sua comunicazione, proprio nella Giornata umanitaria mondiale, particolarmente offensiva.

Due anni dopo, nessuno risponde penalmente di quelle morti. Quando un esercito indaga su se stesso e chiude il caso, l’accountability rischia di diventare soltanto una parola.

Fonte: https://www.radiobullets.com/notiziari/20-agosto-2026-notiziario-mondo/


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