Oltre che per l’orribile strage compiuta da Hamas, il 7 ottobre è entrato nella storia di questo secolo anche per un’altra tristissima ricorrenza: sono vent’anni dall’assassinio di Anna Politkovskaja. Associo a quel delitto un ricordo tra i più forti ed emozionanti della mia esperienza sindacale. Tre giorni dopo sarebbe cominciato a Montesilvano il Congresso Usigrai nel quale avrei lasciato, dopo dieci anni, l’incarico di Segretario. Ero a casa a preparare la relazione introduttiva quando cominciai a ricevere telefonate dai Comitati di Redazione e da singoli colleghi e colleghe. Mi aspettavo che – come ad ogni vigilia congressuale – le chiamate fossero rivolte a chiedere una citazione nel corposo intervento di apertura: “ricordati che noi siamo sotto di 3 unità di organico”, “rammenta alla direzione del personale che da un anno aspettiamo un caporedattore e un caposervizio” e così via…Invece no. Fui investito da decine di chiamate che dicevano una cosa sola: dobbiamo aprire con lei, il Congresso deve cominciare nel nome di Anna Politkovskaja. E andò così: con Daniela de Robert che, a pochi minuti dall’inizio dei lavori, distribuì una rosa a ognuno dei delegati e delle delegate, perché fosse ulteriormente visibile la rabbia, la commozione, l’impegno di un’intera categoria. Questo ricordo va anche a tutti coloro che, in Rai e fuori, continuano a pensare che un sindacato debba occuparsi solo di buste-paga.
