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Ogni anno 120 mila processi rimangono con vittime cornute e mazziate 

 

La questione della prescrizione riguarda un pilastro portante della convivenza: il controllo della violenza privata.

Se il cittadino leso sa che la giustizia funziona, si astiene dalla vendetta e avvia un processo. Se sa che una causa è inutile e costosa, attiva la rivalsa privata. In due direzioni: o contro chi ritiene artefice della prepotenza subita; o – se quello è troppo forte per garantirgli una soddisfazione – scarica la sua frustrazione su un soggetto più debole, proteggendosi moralmente con il principio del “così fan tutti”. I danni alla coesione sociale della giustizia denegata sono enormi. Ed è preoccupante vedere una questione di tale importanza banalizzata a tiro alla fune tra “manettari” e giustizialisti.
Ogni anno 120 mila processi rimangono con vittime cornute e mazziate per aver speso soldi, tempo e stress senza avere una sentenza, perché le falle della procedura consentono agli avvocati una melina che conduce alla prescrizione. Ma queste vittime della prescrizione – spesso la parte più debole del Paese – non hanno voce, O il loro lamento viene coperto dagli alti lai dei grandi studi associati, difensori dei colletti bianchi. La politica trovi pure un compromesso sulla prescrizione, ma faccia presto. Perché l’esasperazione di chi non riceve giustizia porta a disprezzare la democrazia e desiderare il grande vendicatore.

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