Straordinaria mattinata presso il Liceo Scientifico “Alberti” di Minturno per parlare di democrazia e pericoli vecchi e nuovi di compressione dei diritti.
L’accoglienza dell’Istituto è andata oltre ogni aspettativa e ha avuto momenti estremamente importanti nell’intervento del Dirigente Scolastico, Amato Polidoro, ma soprattutto nella attenta partecipazione degli studenti e nelle loro puntuali domande.
La coincidenza di ricorrenze altamente significative per la storia democratica del nostro paese, come l’80esimo anniversario della nascita della Repubblica e del primo voto esercitato dalle donne, ha motivato il progetto “Nuove Resistenze” che l’ANPI di Formia e di Minturno, in stretta collaborazione con Articolo 21, propone sui territori. Parlare di Resistenza oggi impone una chiarezza: non siamo difronte ad un mero ritorno al passato, ad un rigurgito fascista, ad una temporanea regressione: una semplificazione questa che impedisce di cogliere la complessità del fenomeno dei totalitarismi delle nuove destre la cui riorganizzazione è strutturale e passa attraverso un lento e inesorabile svuotamento di ogni presidio democratico e di ogni forma di partecipazione.
Questo il punto focale dell’intervento della professoressa Donatella De Cesare, che ha tenuto una lectio magistralis e parlato anche del suo ultimo libro, “Tecnofascismo”.
Il fascismo non è un periodo storico ma si pone più che mai come categoria politica, paradigma nuovo, interno alla democrazia di cui esprime una patologia e tuttavia ad essa estraneo, che si attua, da una parte, attraverso la progressiva sostituzione della partecipazione e della deliberazione politica con la gestione tecnocratica elitaria della politica, ridotta in ultima analisi a governance. Dall’altra, il potere normalizza esclusioni e gerarchie, codifica regimi di guerra: si producono nemici, individuati come tali, esseri superflui e di cui bisogna sbarazzarsi, senza che possa importare il mezzo attraverso il quale lo si fa. Il sangue e il suolo, come spettri del passato, ritornano a essere principi di selezione, generando un nuovo ordine etnocratico che si presenta come naturale e necessario in cui le etnie predominano sulle comunità aperte e sui popoli in cammino per la loro autodeterminazione.


