Giornalismo sotto attacco in Italia

L’ascesa di Vannacci e i silenzi su Amendolara

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C’è qualcosa di sospetto in quest’avanzata, apparentemente senza limiti, del generale Vannacci: un’ascesa improvvisa, caratterizzata da una fiumana di ingressi da più parti, a cominciare dalla Lega di Salvini, insidiata al punto che molti osservatori ipotizzano il sorpasso a breve dell’ex generale su un segretario ormai in disarmo come Salvini. Il sospetto, tuttavia, non riguarda la natura di Futuro Nazionale, che è chiarissima nell’operato, nell’ideologia e negli intenti, quanto l’eco mediatica che provoca ogni uscita del suddetto. Trasmissioni su trasmissioni, inviti su inviti, prime pagine dei giornali e copertine dei settimanali: sembra che nel quadro politico italiano non si parli d’altro, che non ci sia voglia d’altro, che non si sappia scrutare l’orizzonte senza fare i conti con questo soggetto pienamente inserito nel sistema e nell’establishment (parliamo di un ex generale di corpo d’armata, a quanto pare anche preparato e competente nel suo ambito, non certo di un underdog) che, però, ama presentarsi come un anti-sistema, come se l’anima profonda del suo movimento-partito nascesse dal basso quando, in realtà, ha già ricevuto cospicue e regolari donazioni da più parti? Perché, dunque, giornali e televisioni accreditano questa tesi, pur sapendo che non è vera? Perché non si limitano a prendere atto della sua presenza ma quasi la incitano, come fecero a suo tempo con Salvini, negli anni della ruspa, dei porti chiusi e delle sparate quotidiane contro i migranti e la Legge Fornero, e poi con Meloni, dopo che il “Capitano” si era politicamente suicidato al Papeete?
Per quale motivo, anche in contesti sedicenti di sinistra, si ha tanta voglia di destra? E soprattutto: è mai possibile che ogni iniziativa del Generale venga seguita con passione e trasmessa minuto per minuto mentre l’opposizione compatta presente alla manifestazione di Amendolara in ricordo dei quattro braccianti bruciati vivi dai propri caporali non ha quasi trovato spazio sui media nazionali? D’accordo, l’opposizione è divisa, litigiosa, a tratti inconcludente, troppo politicista nel suo modo di porsi, incapace di assumere l’iniziativa, attraversata da un estenuante dibattito interno su questioni secondarie come la leadership e le eventuali primarie per determinarla, va bene tutto, ma Fratoianni, Schlein, Baldino, Tridico, Orrico, Carotenuto, Landini e gli altri esponenti del campo progressista e del mondo sindacale che sabato scorso hanno manifestato in Calabria non sono un’illusione ottica ma una presenza reale. Allo stesso modo, la battaglia comune contro la peggior legge elettorale che si sia mai vista (e che la destra vorrebbe imporre a suon di strappi, forzature e voti di fiducia) non è un aspetto irrilevante ma la base costitutiva della futura alleanza, trattandosi ancora una volta, come in occasione del referendum sulla giustizia, di difendere la Costituzione dall’assalto di chi vorrebbe stravolgerne lo spirito prim’ancora degli articoli. Potrebbero fare di più e meglio? Senz’altro sì, ma è mai possibile che la voglia di larghe intese, governissimi e inguacchi simili di un certo universo arrivi al punto di servirsi persino di un personaggio che cita come modello la X MAS? Possibile che l’anti-fascismo sia diventato, nel tempo, un patrimonio appannaggio di una ristretta cerchia di intellettuali anziché la base popolare su cui dovrebbe fondarsi la nostra democrazia?
Nell’esaltazione del Generale e nel silenzio colpevole e complice su Amendolara, così come nell’ossessivo parlare di una vicenda privata, per quanto molto pubblica e indubbiamente tragica, come il delitto di Garlasco e altri casi di cronaca nera è racchiuso un disegno di destabilizzazione del nostro assetto democratico e costituzionale: un potere senza limiti, senza argini e senza compromessi, a tutta destra, con la sinistra irrisa e messa all’angolo anche quando compie qualche azione commendevole e i suoi esponenti invitati in televisione per essere sbeffeggiati persino là dove dovrebbero ricevere non domande compiacenti, ci mancherebbe altro, ma il doveroso rispetto per la loro attività e le giuste critiche per i loro errori.
Una colpa imperdonabile, però, il campo progressista ce l’ha: non si è dotato di mezzi d’informazione autonoma, non ha dato vita a un giornale, magari online, che sia davvero “il Corriere della Sera della classe lavoratrice” (la citazione togliattiana è voluta), non si è attrezzato con una televisione d’area, non di partito, e podcast all’altezza, non ha compreso la sfida portata dell’intelligenza artificiale e la necessità di affrontarla mettendo in azione tutti gli strumenti offerti oggi dalla crossmedialità e non ha saputo coinvolgere allo scopo le ragazze e i ragazzi che lo scorso marzo hanno difeso la Costituzione dall’assalto sferratole dalla destra berlusconiana e da quella nera, che ormai vanno a braccetto non solo in Italia. In pratica, non ha ancora capito la modernità: potendogli muovere un’accusa così forte e, oggettivamente, vera non si capisce perché in determinati salotti preferiscano farne una caricatura offensiva e immeritata.

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