Ogni tempo ha i suoi Ciclopi. Esseri selvaggi , “occhio rotondo” il loro nome, che “non piantano pianta di loro mano, non arano, ma inseminato e inarato là tutto nasce” dice Omero nel canto IX dell’Odissea. Eppure non è questo il problema di ogni tempo: non che esistano esseri che vivono isolati in grotte profonde, non le loro abitudini solitarie, non la forza prodigiosa, la conoscenza del segreto dell’arte casearia, non che non usino il fuoco per cucinare, non che, avendo dei tratti di cannibalismo, quello incontrato da Odisseo ad un certo punto rutti latte e pezzi di carne, i suoi compagni sbattuti a terra e poi divorati. Il problema di ogni tempo non sono i rutti. Il problema è che ogni tempo ad un certo punto abbia le sue creature ferine ignare di giustizia e leggi come i Ciclopi. E il nostro tempo le ha. Il nostro tempo è questo in cui si litiga per un kolossal con gli attori e i colori sbagliati e si litiga se non si accetta come nuovo modello di civiltà la pistolettata. Si litiga, nel nostro tempo, su cosa sia la legittima difesa. Dimenticando il principio che gli antichi, a parte i Ciclopi che ruttano, avevano ben chiaro, e cioè che qualsiasi vita, anche la più sgangherata, anche la vita di un ladro, è più preziosa di tutti i gioielli del re. Il resto è far west e non può che dare la stura a giorni di follia urbana. Perché l’oracolo di Delfi, il più venerato nel mondo antico, ce lo direbbe se fosse ancora in piedi. Che siamo a un punto di non ritorno. Che rincorrere e ammazzare un uomo che fugge, sia pure un criminale ma in ogni caso un essere umano, non può rientrare nella categoria del giusto.
Non può essere che la vita umana conti meno dei soldi. Mi sembra di sentirlo l’oracolo delfico che tuona: la legittima difesa è difesa della propria vita, non vendetta, non punizione di chi ti ha offeso perché ha toccato ciò che è tuo, mortale. Aggiungiamoci mortale, che ci sta bene. Aggiungiamoci essere umano come i due rapinatori uccisi dal gioielliere che ora, nel nostro tempo, chiede “un atto di clemenza e umanità” al presidente Mattarella. Però mai, dalla bocca di questo signore che chiede la grazia in una maniera molto arrogante (ma agli dei l’arroganza, la hybris omerica, non piace!) è uscita una parola di rammarico. Eppure in pochi sembrano essersene accorti. Mentre tanti sono i Ciclopi come lui che sbraitano contro le vittime che se la sarebbero cercata e pretendono la grazia, mostrando di aver dimenticato cosa siano non dico la legalità, ma anche il buonsenso. E scagliando massi in mare, proprio come il ciclope Polifemo con Odisseo, contro la legge, i giudici, i tribunali, i poliziotti, che non servono più perché tanto ognuno è autorizzato a farsi giustizia da sé, e chissà come si potrebbe entrare ancora di più nel merito della questione, secondo loro? Se uno mi ha rapinato un mese fa faccio ancora in tempo ad ammazzarlo ed è ancora legittima difesa? Se uno evade le tasse e quindi mi sta derubando, oh oracolo delfico, posso freddarlo???
Ogni tempo ha i suoi Ciclopi. Invece quanto sarebbe bello poter scrivere che ogni tempo ha i suoi Socrate. E cioè uomini per i quali “il più grande dei mali è il commettere ingiustizia”. Non subirla, dice infatti Socrate. Che certo preferirebbe non dover scegliere tra le due, ma “ se fosse necessario commettere ingiustizia o subirla sceglierei di gran lunga subire ingiustizia (…)”, perché “non è mai una cosa retta né commettere ingiustizia né ricambiarla né vendicarsi se si subisce del male facendo a nostra volta del male”. Di più: per Socrate il peggio del peggio è non pagare la pena per il male commesso, che sola libera l’uomo dall’ingiustizia.
Ma il nostro tempo è quello dei Ciclopi.
