La notizia, grave e inquietante, arriva dalle strade di Ascoli Piceno. In via Marini, lungo l’arteria che conduce allo stadio, nelle scorse ore è apparso uno striscione dal messaggio esplicito e ostile: «Vescovo via da Ascoli».
Un’intimidazione diretta a Monsignor Gianpiero Palmieri, colpevole, agli occhi degli intolleranti di turno, di aver richiamato l’intera comunità cittadina al rispetto e al valore della Carta Costituzionale. Il gesto rappresenta un’evidente ed esplicita ritorsione legata alle vicende dei giorni scorsi.
Al centro dello scontro c’è l’organizzazione della celebre “Pastasciutta antifascista”, la manifestazione promossa dal Comitato provinciale Anpi di Ascoli, dal Collettivo Caciara e dal panificio “L’Assalto ai Forni”, in programma per domenica 26 luglio.
Un appuntamento popolare di memoria e condivisione che ha scatenato reazioni scomposte e un clima di tensione del tutto ingiustificato. Come avevamo già raccontato, la vicenda nasce dalla revoca della concessione degli spazi già concordati. L’evento avrebbe dovuto svolgersi inizialmente negli spazi parrocchiali del Cuore Immacolato di Maria, la nota chiesa dei frati. Tuttavia, a pochi giorni dall’iniziativa, era arrivata un’improvvisa revoca della concessione degli spazi. Una decisione scaturita, con ogni probabilità, dalle proteste di alcuni parrocchiani infastiditi dalla presenza della parola “antifascista” sulla locandina e dalle esitazioni del nuovo parroco — un frate minore arrivato da poco dal Kenya, chiaramente estraneo alla complessità del dibattito politico e alla memoria storica del nostro Paese — che, di fronte al polverone sollevato, aveva preferito tirarsi indietro. In quel contesto di tensione era intervenuto con fermezza lo stesso Vescovo di Ascoli, Monsignor Gianpiero Palmieri. Con parole limpide e inattaccabili, il presule aveva riportato la questione sul binario del buon senso e della legalità repubblicana: «Antifascismo, libertà e democrazia sono valori costituzionali che non dovrebbero appartenere né alla destra né alla sinistra, ma essere patrimonio condiviso di tutto il Paese».
Un intervento fondamentale che aveva permesso di superare l’impasse, riprogrammando la manifestazione negli spazi della parrocchia di San Marcello.
Lo striscione apparso in via Marini dimostra che le parole di verità e di ricomposizione democratica del Vescovo hanno colto nel segno, infastidendo chi vorrebbe censurare l’antifascismo. Colpire un Vescovo per aver ricordato che l’antifascismo è la base della nostra convivenza civile è un atto d’odio che non può essere derubricato a semplice bravata. Di fronte a queste intimidazioni, la risposta migliore della città di Ascoli e di chi crede nei valori della democrazia sarà la partecipazione.
Domenica 26 luglio la Pastasciutta antifascista non sarà soltanto un momento di memoria e convivialità, ma un presidio essenziale a difesa della libertà d’espressione, della Costituzione e di chi non si piega alle censure.
