Nello splendido “Il conformista”, Bernardo Bertolucci viviseziona il fascino (in)discreto dell’adeguamento. Un richiamo atavico che ci costringe ad agire come nel gregge, di fronte al pericolo o al capo. Raggiungendo magari la celeberrima “Banalità del male” origine di crimini efferati, in particolare quelli che vengono ordinati dalle dittature. Omicidi politici compresi. Come quello compiuto dal protagonista del film che elimina, in Francia, un antifascista lì esiliato.
Proprio di omicidi trattano i mezzi di comunicazione. Non c’è più un TG che non contenga almeno cinque delitti a sera. Particolarmente quelli commessi da stranieri. Come la rivista degli anni ’70 “Cronaca vera”, mancano solo le donnine svestite. Una totale dedizione al volere di chi comanda, per distogliere la gente dai problemi veri, che sono solo i loro: perché non interessano a nessuno.
Quando qualche giornalista offre una visuale diversa della realtà italiana è oggetto di poderosi attacchi. Ranucci è l’emblema di questa politica che non tollera il contraddittorio, sfruttando ogni occasione per colpire. Supera l’osceno la sospensione di Report a seguito dell’attentato. In sostanza la Rai ha completato quello che l’attentato voleva, silenziare una voce stonata. Va oltre il disgusto l’esposto che un parlamentare ha presentato in Procura: per colpire alle spalle. Il nostro “Regime democratico” è sempre più regime e meno democratico. Prepariamoci al peggio, magari all’esilio.
