Lo abbiamo scritto più volte in questi ultimi anni e proviamo a ripeterlo con altri termini: non è materialmente possibile coltivare idee sovraniste e suprematiste e auspicare l’unità del cosiddetto Occidente.
I concetti sono antitetici perché il sovranismo (quello americano in primis) comporta automaticamente l’auspicio della disgregazione dell’Europa. Lo testimonia il sostegno apertamente dichiarato di Vance a Orbán e a AfD in Germania. Lo confermano i programmi delle destre estreme francesi, italiane e inglesi.
A questa unità occidentale oggi sembrano non credere più, oltre alle destre estreme, condizionate dagli estremismi trumpiani e dai falchi del Cremlino, neppure grandi partiti storicamente più moderati. Lo dimostra la modalità con cui il Vecchio continente ha deciso di procedere al suo autonomo riarmo, per singola nazione, sotto la spinta di varie, contrastanti, pulsioni. Con l’anomalia inquietante dello scostamento, notevole rispetto la media degli altri paesi, riguardante la spesa per il riarmo tedesco, cresciuta esponenzialmente in pochi mesi.
L’Europa è risultata abbastanza unita, fino ad ora, sulla questione Ucraina, ma silente, ininfluente e sicuramente divisa, perciò inerte, per quanto riguarda Gaza, Medioriente, questione libanese, guerra con l’Iran e altri scacchieri internazionali cruciali. Sbranata dalle ingerenze esterne, dalla fragilità e dalla pochezza della sua classe dirigente e da un contesto storico in cui i potentati economico-finanziari trascendono la stessa antica struttura statale su cui i popoli europei hanno finora basato i loro riferimenti politico-culturali e giuridici. Tant’è che l’unica forza capace di far sentire la propria voce a livello internazionale, resta, non a caso, la Chiesa (cattolica), pur dilaniata anch’essa da venti scismatici, ma forte del suo non essere più “Stato” ormai da tempo.
