Giornalismo sotto attacco in Italia

Chi entra papa poi esce… americano

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Nel 2003 Bush jr si inventò le “armi di distruzione di massa” di Saddam. Fu l’annuncio dell’invasione dell’Iraq e del suo petrolio. Papa Wojtila fu l’unica voce che si oppose alla guerra, pericolo per l’occidente. Gli Usa non commentarono l’intervento papale. Letteralmente l’indomani della pronuncia di Wojtila accadde un evento storico alla TV. Il TG1 aprì con una stranissima intervista di Bruno Vespa ad Alì Agca. Dopo una lunga chiacchierata, come tra vecchi amici, giunse la domanda perno dell’evento TV: “perché l’attentato?” La risposta fu raggelante: “Perché il papa era stato eletto per volontà degli Usa!” La superpotenza aveva usato l’amico giornalista per un messaggio trasversale (non tanto) al papa polacco, che poi tacque e si allineò.

Molto più diretto il “ciufoletto” arancione che ha ricordato “urbi et orbi” che Leone XIV era lì per merito della presidenza Usa. Tacciando di incompetenza e vigliaccheria il successore di Francesco.

Ma anche il primo papa gesuita (e primo a chiamarsi Francesco) aveva un marchio Usa: Obama, durante il conclave, fu facile profeta quando dichiarò che avremmo avuto un papa americano.

Da sempre le potenze hanno tirato le fila del conclave. Ai primi del Novecento il cardinale siciliano Rampolla non fu eletto per il veto imposto dall’impero austro-ungarico, che riteneva il candidato troppo filofrancese. Dopo Wojtila il peso degli Usa è cresciuto a dismisura, anche perché è caduta la legge non scritta del papa di nazionalità italiana. Non ci resta che pregare per i nostri pastori.


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