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Grillo, la rete, “L’Uomo Perbene” e noi

 

Nel ’46 Guglielmo Giannini si inventò “l’Uomo Qualunque” per dare una scappatoia politica a tanti fascisti ancora fieri in Italia. Sopravvissuti e sconfitti in due guerre, una fuori e una dentro le mura, avevano perso fiducia ma restavano, comunque, cittadini italiani. Perché non spremer loro un voto? Continuare a pensare che lei, Grillo, il suo movimento e la rete consacrata come nuova “piazza” della nuova democrazia, siate una riedizione di quel tempo, peraltro velocemente tramontato, è un errore. Le guerre dalle quali siamo un po’ tutti reduci vanno dalle monetine tirate in testa a Craxi fuori dall’hotel Raphael, alle notti di Arcore, passando per le gare di rutti in camicia verde (arbitro integerrimo l’eurodeputato Borghezio), al baffetto furbo di D’Alema e la sua Bicamerale abortita. Pagata per quel tonfo la cambiale più pesante per gli anni a venire: una legge sul conflitto d’interessi. Tutte queste guerre hanno visto “l’Uomo Perbene” sconfitto. Ma identificare l’uomo perbene con un elettore di questo o di quel partito, o con un mestiere è impresa dura. Sicuramente noi giornalisti, pur carichi di difetti, non ne siamo l’esatto contrario che lei dipinge. Ne abbiamo fatte di cavolate, e’ vero, ma attento a lei, simpatico Grillo, qualcuno di quelli più avezzi a farne, più fannulloni, meno professionalmente dotati, già stanno guardandola con l’acquolina in bocca. Se avesse vinto Bersani, vinto davvero, se li sarebbe conquistati in un “amen”, mi sa che invece tocca a lei. E le garantisco che ci sono pezzi di prim’ordine, “gioielli” che hanno chiesto, non ottenuto, difese sindacali e corporative estreme e vergognanti. Detto questo non butterei via tutti i bimbi perché una dozzina hanno sporcato l’acqua. Oggi, comunque, è già un’altra pagina di storia. E’ pagina di un paese che rimanda da troppo tempo il suo futuro, non puo’ permetterselo e, purtroppo, contagia. Anche i Cardinali a San Pietro ci sembrano arrivati senza fretta, minacciando slittamenti del Concalve e un Papa ciellino. Ha dell’incredibile l’aria della capitale italiana, è vento di un domani che non arriva mai. Forse qualcuno cova la speranza di un governo alla “belga”, due anni di solo disbrigo delle pratiche correnti e un risanamento dei conti vero, insperato ma vero. Ma loro sono belgi, altra storia, i francesi li hanno chiusi per anni nelle barzellette andandoli a trovare alla bisogna: quando volevano pagare meno tasse. Noi non siamo cosi’ utili e soprattutto in Italia non possiamo permetterci questi lussi, perdere tempo a evadere ancora tasse, a nascondere auto di lusso e barche, conti cifrati… eccetera. Così come non possiamo permetterci l’errore di sottovalutarla Grillo, lei e tanto di grillini. Dobbiamo continuare la ricerca dell’Uomo Perbene anche nel suo Movimento, che va considerato in ogni caso e l’attenzione non migliora se minaccia sfracelli, fa la voce grossa o rischia l’infarto per maledire giornali e giornalisti. Siamo gia’ tutti li’ a parlare di lei e se davvero e’ il capo di una forza tra rivoluzionario e parlamentare ci dia una mano… per carita’ non si spaventi, una mano, non un’intervista. Smetta i costumi da mosca post-atomica, spieghi, se preferisce anche alla Gazzetta di Ulanbataar, cosa vuol fare, smetta di terrorizzare quei poveri ragazzi eletti nel suo movimento. Per molti di loro, ex-ragazzi oggi Onorevoli e Senatori, esser stati eletti vuol dire guadagnare in un mese quello che prima raggranellavano in un anno. Li lasci sperare, lei e quella specie di Branduardi stilizzato del suo socio, di poter essere una speranza per questo paese. Che le piaccia o no sono entrati nella storia di Italia e della sua Democrazia, dovranno imparare a contare. Tanto la maggior parte di loro sono “Persone Per Bene”, lo faranno lo stesso prima o poi, vedra’. Mica sono roba sua, mica può pretendere di esser padre putativo a dispetto di una loro serena accettazione. Riveda le sue invettive, anche quelle contro i temuti giornalisti. Insulti e toni che avranno, forse, il buon effetto di far dimenticare ai suoi grillini di contare il 25 per cento del 75% degli italiani che hanno votato. Lo so, ha il sapore dell’abbaglio, ma fa lo stesso; pensi, per una maggioranza numerica nel paese, al netto delle regole farlocche che abbiamo, bisognerebbe mettere insieme tutti e tre, Berlusconi, Bersani e Grillo, qualcuno avrebbe qualcosa da ridere o ridire. Soprattutto, caro Grillo, abbandoni (facciamo che non glielo chiediamo più?) la voglia di usare il suo appoggio al governo come fosse un’esca. Esca, esca allo scoperto. Se pensa che vendere un pezzo di Rai sia una vendetta adeguata per quando l’hanno cacciata per aver detto che i socialisti rubavano faccia pure, per giunta aveva ragione; se crede che farci votare sull’uscita dell’Italia dall’Euro sia il modo giusto per farci pagare vent’anni di berlusconismo va bene anche quello; ma se pensa che zittire la stampa e abolire l’Ordine dei Giornalisti sia il “gol” da Champions League, li’ sbaglia di grosso. Per carita’, da decenni controllare i giornalisti e’ tentazione nazionale e l’Ordine avremmo potuto cambiario e migliorarlo noi, anche recentemente, e non siamo riusciti a farlo, ma il futuro e’ ancora nelle nostre mani. Di buono abbiamo che, come le “Persone Per Bene”, scriviamo di mestiere, con tanto di nome e cognome, con tanto di Commissioni Disciplinari e se non basta di Tribunali a sanzionarci. La rete no. Li’ bastano pseudonimi per sentirsi nella vera Agora’ della democrazia moderna, se crede sia meglio toppa alla grande. Faccia attenzione Grillo: la rete sta masticando le società in Costarica dei suoi famigli, ma non le digerisce. Il Web è una piazza che diventa piazzale Loreto in un attimo, chieda a Giannino Oscar, ne sa qualcosa. Pensi che prima o poi qualcuno canticchiera’, in rete, una strofa di una delle piu’ belle canzoni di Fabrizio De André ambientata a Sant’Ilario, dove lei, Grillo, mi dicono ha una bellissima villa. Canteranno, ‘sti malfattori: … “appena scesa alla stazione del paesino di Sant’Ilario tutti s’accorsero con uno sguardo che non si trattava di un missionario”.

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