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“Città della scienza” sia il ground zero
delle nostre coscienze

 

La “Città della scienza” può e deve diventare il ground zero delle nostre coscienze. Della schiena da non piegare di fronte alla violenza della distruzione. La mobilitazione puo’ generare la proposta di una comunità che adotti come metodo la costruzione di una società  diversa e non solo la messa in scena della protesta che rischia di produrre  soluzioni gattopardesche o immobilismo assoluto. Ricostruire presto è l’idea condivisa. Del dibattito fa parte poi la possibile  delocalizzazione, che vede fermamente contrari, a mio avviso con molte buone ragioni, i fondatori della struttura. Domani ci sarà il flash mob, iniziativa sviluppatasi sulla rete in maniera spontanea, un grande momento di aggregazione e solidarieta’ nel segno della legalità e del rilancio.  Ma già molto è stato fatto in questi giorni,  e un ruolo importante hannosvolto la redazione napoletana della Rai, guidata da Antonello Perillo e il centro di produzione partenopeo con Francesco Pinto, intorno al quale si sono mossi anche i protagonisti di “Un posto al sole”.  La questione è stata percepita come fatto nazionale, ma la Rai può e deve fare di più, magari cominciando col riproporre lo spot per Città della Scienza, realizzato e andato in onda in Campania.  L’appello sul sito di Articolo 21 , rilanciato da Giuseppe Giulietti ha fatto breccia, ci sono segnali di molte iniziative che bollono in pentola, la presenza dell’Usigrai domani con la partecipazione al flash mob del segretario Vittorio Di Trapani testimonia la sensibilita’ alla questione dei giornalisti del servizio pubblico. L’impegno ora deve essere quello di tenere i riflettori accesi sul ground zero di Napoli, quando si saranno spente le luci delle televisioni che stanno facendo la cronaca.

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