Nel giorno in cui la Flotilla è stata vergognosamente attaccata, ancora una volta, dall’esercito israeliano, Mark Covell, l’attivista britannico che venne massacrato davanti alla Diaz nella notte fra il 21 e il 22 luglio 2001, sceglie Articolo 21 per rilasciare un’intervista esclusiva nella quale si sofferma su molteplici aspetti: la sua tragedia, certo, il ricordo di coloro che hanno condiviso la stessa sorte in quei drammatici giorni genovesi ma anche l’attualità, non poco. Abbiamo riflettuto, infatti, sul governo Meloni, sulla sua matrice, sull’eterno fascismo italiano, di cui l’attuale esecutivo talvolta sembra essere espressione, specie se si tiene conto di alcune dichiarazioni, e sulle vicende internazionali, a cominciare da Gaza, cui Covell rivolge la propria attenzione esprimendo sostegno ai membri della Global Sumud Flotilla. Perché, nonostante tutto, un altro mondo è ancora possibile, anzi necessario e indispensabile, e giornate come queste, caratterizzate dal dilagare delle ingiustizie e delle disuguaglianze, ne sono la testimonianza.
Un racconto intenso, profondo, a tratti bellissimo, sempre coinvolgente e ricco di dolore e di speranza: l’emblema di una storia che non finisce, che ci ha cambiato nel profondo e dalla quale è scaturita la passione delle nuove generazioni (dall’ambiente all’emancipazione femminile, fino al sostegno alla causa palestinese), per fortuna pronte a raccogliere il testimone di chi allora ha rischiato addirittura la vita pur di affermare un’altra idea di società.
