Giacinto Pannella detto Marco sarà da qualche parte lassù a combattere per i diritti, lui che fermo proprio non sapeva stare. Se ne starà immerso in una nuvola di fumo a battagliare anche col Padreterno, ammesso che esista, e chissà quanti referendum avrà promosso da quelle parti, dopo averne fatto uno strumento di lotta negli ottantasei anni che ha condiviso con noi su questa Terra.
Dieci anni senza di lui sembrano un secolo. Non diamo giudizi politici: non è questa la sede Né ci permetteremmo mai di parlare dei radicali nel contesto di una commemorazione. Ci limitiamo a dire che tante sono state le volte che abbiamo combattuto al suo fianco e altrettante quelle in cui lo abbiamo avversato, sempre con stima, ammirazione, rispetto e una discreta invidia per la tenacia con la quale riusciva a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Memorabile, ad esempio, l’occasione, durante una tribuna referendaria, in cui protestò contro l’oscuramento dei quesiti promossi dai radicali per abrogare la Legge Reale sulla sicurezza e il finanziamento pubblico ai partiti (1978) imbavagliandosi in diretta su Raiuno insieme a Emma Bonino, Mauro Mellini e Gianfranco Spadaccia. Memorabili i suoi scioperi della fame e della sete. Memorabile il suo impegno per rendere le carceri più umane. Memorabile la sua candidatura di Enzo Tortora (Europee del 1984), ingiustamente accusato di essere affiliato alla camorra e messo dai radicali nelle condizioni di ritrovare un minimo di serenità, benché il dolore e la sofferenza lo avessero ormai corroso. Memorabile quasi tutto ciò che ha fatto: sia le volte in cui siamo stati d’accordo sia le non poche volte che, come detto, ci siamo trovati sul versante opposto.
Diciamo che senza di lui questo Paese sarebbe peggiore, a cominciare dalle leggi sul divorzio e sull’aborto difese con il NO da un piccolo partito che seppe fare politica al punto di risultare un apripista per i cambiamenti della società. E diciamo anche che senza Radio Radicale molte notizie non sarebbero state date, così come non avremmo potuto seguire le dirette dalla Camera e dal Senato, i congressi di qualunque partito e vari processi di primo piano, tra cui quelli dedicati ai fatti del G8 di Genova, oscurati da quasi tutti gli altri mezzi d’informazione. Insomma, senza Pannella l’Italia oggi sarebbe un paese più arretrato e meno civile, anche se le sue posizioni sul lavoro non erano le nostre e la sua visione economica e talvolta internazionale men che meno. Fra gli insegnamenti di Pannella annoveriamo anche la capacità di apprezzare chi la pensa diversamente e non ritenere degni di ascolto solo coloro di cui condividiamo quasi tutto: una lezione di democrazia che sta venendo meno, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di chiunque.
Nessun altro leader politico, a parte Berlinguer, ha saputo riunire al suo funerale una folla tanto trasversale, perché in fondo a questo casinaro abruzzese dai modi bruschi ma dal cuore grande, che fumava come un turco e non si risparmiava mai non gli si poteva non voler bene. Era così eccessivo, così guascone, così esuberante, così colto e così pieno di iniziativa e comprensione della politica che costituiva comunque un punto di riferimento, riuscendo a ottenere l’incredibile pur essendo a capo di una compagine che non ha quasi mai abbandonato percentuali risicate. Più che un partito, del resto, il suo era un universo: volutamente élitario e contrario alla partitocrazia. Fatto sta che, dopo decenni e innumerevoli vicissitudini, è ancora in Parlamento, attore protagonista di un dibattito sempre più asfittico.
Tornando a Pannella, nel tempo, ha fatto crescere alcuni discreti talenti e tirato fuori, ahinoi, non pochi soggetti improponibili. È stato, comunque, un numero uno e il suo carisma era proverbiale. Se n’è andato ormai sfinito ma senza smettere di lottare, baccagliare, fare previsioni, compiere analisi e dire la sua su tutto finché ha avuto la possibilità di respirare.
Non sappiamo dove sia davvero oggi Giacinto Pannella detto Marco. Sappiamo che gli dobbiamo tutte e tutti molto perché se alcune generazioni hanno scelto la via della politica anziché la dissolutezza del consumismo sfrenato è stato anche merito suo, che pure non era certo socialista.
“A subito” recitavano i manifesti che ne celebravano la scomparsa, al pari della folla accorsa al suo funerale laico in piazza Navona, riprendendo l’espressione con cui era solito salutare amici e compagni di partito al posto del classico “Addio”. Perché in fondo Pannella era così: uno di cui, neanche volendo, ci si sarebbe mai potuti liberare.
