Giornalismo sotto attacco in Italia

Quella libreria antifascista che non dimenticherò: a Pomigliano D’Arco, il 2 giugno Artcolo21 per le donne e la Costituzione

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Il 2 giugno è passato da qualche giorno, ma quest’anno l’importante anniversario degli 80 anni della nascita della Repubblica Italiana per me è stato particolarmente simbolico, perché l’iniziativa alla quale ho preso parte, come portavoce di Articolo21 Campania, si è svolta nella libreria antifascista, “Mio Nonno è Michelangelo“, realizzata da Maria Carmela Polisi a Pomigliano d’Arco nel 2016; la sua fondatrice, archeologa di formazione, ha lavorato per anni in diversi contesti italiani e internazionali. Con la nascita dei figli ha scelto di trasformare la propria esperienza di studio e il profondo legame con la lettura in un progetto culturale rivolto alla comunità, fino a dare vita a una libreria specializzata per i bambini e i ragazzi, che mettesse il libro e la lettura al centro di ogni attività.

La scelta del luogo non è stata casuale. La libreria sorge in uno spazio che conserva i segni della storia operaia di Pomigliano d’Arco e porta il nome di Michelangelo, padre della fondatrice, operaio dello stabilimento Fiat cittadino. Grazie al lavoro e ai sacrifici di quella generazione è stato possibile accedere allo studio, alla formazione e all’apertura verso il mondo. La libreria rappresenta, dunque, anche un gesto di restituzione: un modo per riconsegnare alla città opportunità di crescita culturale e partecipazione.

Con la stessa finalità di promuovere cittadinanza attiva e consapevolezza democratica è nato il gruppo di lettura dedicato alla Costituzione italiana. Attraverso la lettura condivisa e la discussione degli articoli costituzionali, il progetto ha favorito una riflessione collettiva sui diritti, sui doveri e sul significato della partecipazione civica, portando la comunità della libreria a confrontarsi direttamente con le istituzioni della Repubblica presso il Senato e la Camera dei Deputati.

Nel 2021, dall’iniziativa di tre amici accomunati dalla stessa visione culturale, è nato il FLIP – Festival della Letteratura Indipendente di Pomigliano d’Arco. Il festival si propone di abbattere le distanze tra autori, illustratori e lettori, creando occasioni di incontro autentico e informale. Negli anni ha ospitato alcune delle voci più significative della letteratura contemporanea per l’infanzia e per ragazzi, tra cui Roberto Saviano, Chen Jiang Hong, Bruno Tognolini e Jo Weaver, favorendo una relazione diretta tra i protagonisti della cultura e la comunità locale.

Nel corso del tempo Michelangelo è diventata molto più di una libreria: un presidio culturale, un luogo di incontro, confronto e partecipazione. Attraverso i libri ha costruito relazioni, generato senso di appartenenza e promosso occasioni di riflessione sui grandi temi del presente. Emblematica, in questo senso, è stata la manifestazione pacifica organizzata il 20 settembre 2025 a sostegno del popolo di Gaza, nata da un appello pubblico della libreria e capace di coinvolgere, secondo i dati della Questura, circa ottomila persone.

Con Maria Carmela c’erano anche Aniello Cimitile e Ciro Raia, che hanno dato un proprio contributo sul senso della ricorrenza del 2 giugno 2026. Si è parlato, quindi, del referendum del 1946, della scelta repubblicana, di Costituente e del voto alle donne. La mattinata si è arricchita, poi, della presentazione del primo numero di “Mondi Locali”, il semestrale di AM Lab – fortemente voluto dal professor Cimitile (rettore emerito dell’ Università del Sannio) –  e condotto al traguardo (editore D’Amato) con gli scritti degli stessi Cimitile e Raia nonché di Ferdinando Di DatoMariangela PunzoClelia Politano, Giovanni CantoneGiovanni Romano, Rosario Pinto e Mino Iorio.

Una bella mattinata di storia e di memoria per una data-simbolo dell’Italia repubblicana.

Ringrazio la libreria “Il mio nonno è Michelangelo” per l’ospitalità e un augurio speciale, anche come giornalista, alla rivista per questo primo numero. In un periodo di crisi così forte sia per la libertà di stampa, che per l’editoria, vedere la nascita di una nuova  testata è qualcosa che fa bene all’anima…

Ottant’anni fa le donne italiane si recarono alle urne per la prima volta. Non votarono solo per scegliere tra monarchia e repubblica; votarono per sé stesse, per la loro esistenza come cittadine a pieno titolo, per un futuro in cui la loro voce avrebbe avuto lo stesso peso di quella degli uomini. Quel 2 giugno 1946 non fu solo la nascita della Repubblica Italiana, fu l’atto fondativo di una parità a lungo negata. Un momento di progresso che, nella nostra memoria collettiva, appare come un punto di non ritorno, una conquista iscritta in modo indelebile nella marcia della storia.

Eppure, quel punto di non ritorno fu solo l’inizio di una guerra di trincea, combattuta per decenni nelle piazze e contro i palazzi del potere. La parità formale sancita dal voto dovette scontrarsi con la realtà di un codice legale e di una cultura profondamente patriarcali.

Abbiamo dovuto attendere il 1970 per la legge sul divorzio e il 1978 per quella sull’aborto, conquiste strappate con referendum popolari contro la volontà di buona parte della classe politica. Abbiamo dovuto sopportare fino al 1981 la vergogna del delitto d’onore, un’infamia giuridica che prezzava la “reputazione” di un uomo più della vita di una donna. E solo nel 1996 lo stupro ha cessato di essere un crimine contro la “morale pubblica” per essere finalmente riconosciuto per quello che è: un crimine contro la persona. Ogni passo avanti è stato una battaglia. E anche le leggi vinte, come la 194, restano un monumento alla mancata attuazione, sabotate da un’obiezione di coscienza che in intere regioni nega di fatto un diritto sancito dallo Stato, dimostrando come il dissenso verso l’emancipazione femminile sia ancora radicato nelle istituzioni. E la battaglia più recente, quella per sancire un principio che dovrebbe essere ovvio – che solo un sì esplicito è un sì – ne è la prova più lampante.

Dopo un iter parlamentare incagliato per anni tra commissioni e aule, segnato da ostruzionismo strisciante e dibattiti surreali, la proposta di legge per introdurre il criterio del consenso esplicito è stata finalmente approvata alla Camera. Ma non illudiamoci: non è ancora legge. Ora inizia il suo percorso al Senato, un altro limbo dove le priorità politiche possono cambiare, dove un testo può essere modificato, svuotato o semplicemente dimenticato. Questo stallo infinito su un principio di civiltà, il dover ancora attendere un secondo timbro per affermare che un corpo non si tocca senza un permesso chiaro e inequivocabile, la dice lunga. Dimostra come la cultura dello stupro non sia un’astrazione, ma un’inerzia potente che permea anche le istituzioni, rendendo ogni passo verso l’autodeterminazione una conquista estenuante e mai definitiva. Il voto di ottant’anni fa non fu un punto d’arrivo, ma un monito. Un monito che oggi, più che mai, abbiamo il dovere di ascoltare.


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