Giornalismo sotto attacco in Italia

La Giustizia può essere fondata solo sulle regole. Il caso Roggero e le accuse a Maruotti

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Articolo 21 crede nello stato di diritto basato sulla costituzione. Lo Stato non sono, o non  dovrebbero essere i social, cioè il mondo dove sono prevalenti gli odiatori analfabeti, ma molte istituzioni ormai non la pensano così. E noi siamo con  chi la costituzione la difende ogni giorno, cioè i magistrati. Ancora una volta messi alla gogna per aver applicato la legge.

“Dopo la sentenza sul caso Roggero ai magistrati sono arrivate minacce, insulti e messaggi d’odio in un clima in cui vengono attaccati per il solo fatto di aver applicato la legge dello Stato sull’omicidio e sulla legittima difesa.” scrive l’Associazione Nazionale Magistrati. E aggiunge: “Siamo al fianco dei colleghi piemontesi che hanno emesso le sentenze di primo e secondo grado, così come di quelli della Corte di Cassazione che le hanno confermate”. “Ribadiamo che, da parte di chi ricopre incarichi istituzionali – sostiene l’Anm – servirebbe maggiore responsabilità e cura nell’utilizzo delle parole. Il clima che si crea nei confronti di chi applica la legge dovrebbe essere differente. La critica è legittima, ma alimentare una narrazione che individui nei magistrati il bersaglio da colpire significa contribuire a un clima che può degenerare in odio e intimidazione. Un clima di pesante delegittimazione denunciato anche nel recente report della Commissione europea. Ci auguriamo per il futuro maggiore attenzione a tutela delle stesse fondamenta dallo Stato di diritto”.

Abbiamo voluto pubblicare per intero il comunicato dell’ANM in segno tangibile di solidarietà e abbiamo parlato con il segretario dell’ANM, Rocco Maruotti, che da alcuni giorni è anche al centro di un durissimo attacco da parte di due consigliere del CSM  perché ha rilevato mancanza di trasparenza nei verbali della Scuola superiore della magistratura. Le due consigliere, in quota governativa e già impegnate nella campagna per il sì al referendum, scrivono che “Maruotti ha formulato gravi dichiarazioni, mettendo in discussione l’indipendenza del Presidente della Scuola superiore della magistratura, professor Mauro Paladini”. ​Maruotti è stato difeso da tutta l’ANM, comprese le associazioni territoriali ed è evidente che le sue parole sono state prese a pretesto per tentare di aprire un’azione disciplinare nei confronti di un magistrato eccellente, inattaccabile e impegnato nella difesa della carta costituente in ogni sua espressione.

Su quello che sta accadendo sul caso Roggero, Rocco Maruottti ci ha rilasciato questa dichiarazione: “La critica dei provvedimenti giudiziari costituisce un fondamentale esercizio di democrazia. Cosa ben diversa però è attaccare quei giudici che quelle decisioni le hanno assunte applicando la legge e nel rispetto delle regole sostanziali e processuali, come emerge dalla conferma che la sentenza di condanna di primo grado a carico del gioielliere di Grinzane Cavour ha ricevuto nei due successivi gradi di giudizio. Va ricordato, peraltro, che sia in primo che in secondo grado il collegio giudicante era composto in maggioranza da giudici popolari, ossia comuni cittadini che, a differenza di chi oggi attacca i giudici senza avere neppure potuto leggere le motivazioni della sentenza, che non sono ancora state depositate, hanno assunto la loro decisione all’esito di un processo nel corso del quale l’imputato e la sua difesa hanno potuto esplicare tutte le garanzie difensive. Il sentimento popolare merita attenzione e rispetto, perché la giustizia viene amministrata in nome del popolo italiano, ma la giustizia è quella che si afferma nelle aule dei tribunali applicando la legge e non quella che prende forma negli studi televisivi o sui social network, nei quali si sviluppa un dibattito che prescinde dal dato tecnico-giuridico su cui devono invece fondarsi le decisioni giudiziarie.
La delegittimazione dei giudici per il solo fatto di avere assunto una decisione non gradita da alcuni cittadini, sebbene rispettosa del dettato normativo, non solo non contribuisce a sviluppare il dibattito democratico, ma mina le fondamenta del nostro sistema, nel quale una cultura giuridica millenaria ha sostituito, sin dai tempi dell’antica Roma, la giustizia di piazza, fondata appunto sul sentimento popolare, con una giustizia che si fonda sulle regole, che sono l’unica vera garanzia rispetto al rischio di arbitrio”.

(Nella foto Rocco Maruotti)


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