Torre Maura, l’altra faccia di un quartiere che non si arrende al degrado

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A Torre Maura, il quartiere che quasi nessuno conosceva fino a pochi giorni fa, i cittadini sono scesi in piazza per una manifestazione antifascista, contro Casapound che aveva capeggiato la “rivolta” per contestare l’arrivo di 70 rom in quel quartiere della capitale con gli stessi abitanti di una media città italiana. Si era visto di tutto in quei giorni, dai saluti romani agli slogan razzisti e persino, per la prima volta, è stato calpestato il pane che i volontari stavano portando ai rom. Scene di guerriglia dalla periferia profonda del Paese, contrastate da un ragazzino di 15 anni, che in poche frasi rivolte agli agitatori di Casapound ha rimesso a posto un po’ di tasselli. “A me non m’interessa chi mi svaligia casa, se un italiano o un rom, a me m’interessa se mi svaligiano casa”. E ancora: “Io ho sentito quello che avete detto voi sui fondi europei, ma per me nessuno deve restare indietro”. Parole pronucniate da Simone in un confronto a muso duro (nel vero senso della parola) con i leader di Casapound. Ieri è toccato agli adulti far sentire la loro voce, con un corteo per le vie di Torre Maura organizzato da Anpi, Arci, Libera, Cgil e Acli ed altre realtà. A pochi metri la contromanifestazione di Casapound e non è la prima volta che attorno alle decisioni che afferiscono l’accoglienza dei migranti e la dislocazione dei rom scatta la battaglia politica e la sfida a colpi di sit in. Ad agosto 2018, quando è arrivato un pullman con a bordo migranti sbarcati in Sicilia (quelli rimasti bloccati per giorni sulla nave Diciotti) i militanti di Casapound si sono fatti trovare in strada con striscioni e slogan pieni di livore per “aizzare” anche una parte dei residenti. L’altra parte era comunque lì con un grosso cartello di “Welcome”. Captare il disagio di quartieri difficili per scagliarlo addosso ai migranti sta diventando la migliore specializzazione di Casapound per motivi elettorali, come analizzato senza peli sulla lingua sempre da Simone, che ha detto ad alta voce ciò che a tutti è evidente da tempo ma che non tutti hanno avuto la forza e il coraggio di ammettere. E che questa associazione stia ormai cavalcando i problemi delle periferie delle città è innegabile. Un dato preoccupante che ha sottolineato per primo Paolo Berizzi, il giornalista di Repubblica che da anni segue e conosce il fenomeno dell’avanzata dei fascisti. Casapound ascolta il disagio delle aree urbane degradate, raccoglie beni di prima necessità, accompagna i vecchietti, si sostituisce al welfare minimo e poi indica il nemico, ossia il diverso, il rom, l’immigrato, il nero. Calato in situazioni di degrado urbano e di difficoltà socioeconomiche questo messaggio passa e passa male nel senso che alimenta scontri terribili che passano sopra ogni cosa, anche sul pane quotidiano. Quel che sta cambiando è la reazione: c’è un Paese, ci sono città, quartieri, gruppi di persone che si oppongono alla deriva fascista e alla strumentalizzazione e scendono in strada anch’essi a manifestare. Come hanno fatto a Torre Maura.


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