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Mafia. Nuove minacce a Paolo Borrometi alla vigilia del processo. Da non sottovalutare

 

“Non ti occupare di me, altrimenti ti rompo il c…”, così il boss Salvatore Giugliano, attraverso il profilo Facebook del figlio, ha minacciato il giornalista Paolo Borrometi, direttore del sito La Spia ,collaboratore dell’Agenzia Italia e responsabile del “progetto Legalità” di Articolo 21. Il suo “avvertimento” che sarebbe stato grave comunque e contro chiunque, diventa ancora più inquietante se il bersaglio è un cronista costretto a vivere sotto scorta perché considerato uno dei possibili obiettivi dei clan del ragusano. Borrometti, infatti, con le sue puntuali e documentate inchieste, ha disturbato e ancora disturba, chi ha bisogno del buio per concludere il malaffare, magari con la silenziosa complicità di chi con la mafia tratta e contratta.

Le minacce del boss non vanno sottovalutate perché arrivano alla vigilia della prossima udienza del processo a carico del clan che ha minacciato e aggredito Paolo Borrometi. In quella sede Paolo ci sarà, li guarderà in faccia e ribadirà le sue accuse. Un oltraggio per chi non è abituato ad incontrare persone che ancora credono nei valori della dignità, della legalità, della libertà di informazione.

Dal momento che le minacce rivolte a Borrometi, come quelle scagliate contro Federica Angeli  per altro sono i due cronisti meritoriamente premiati dal presidente Mattarella per il loro impegno contro le mafie – sono state postate su Facebook, non dovrebbe essere difficile individuare e colpire l’autore della minaccia e chi ha contribuito a farla circolare. La libera circolazione delle opinioni, anche le più radicali, non ha nulla a che vedere con i messaggi e gli avvertimenti” di stampo mafioso.

In ogni caso quando Paolo Borrometi si recherà in tribunale per la sua deposizione, saremo fisicamente al suo fianco, la Federazione della stampa, l’associazione regionale, Articolo 21, l’Usigrai. Tutti insieme affinché né Paolo, né Federica, né gli altri cronisti minacciati, possano essere lasciati soli davanti ai loro persecutori che, per altro, sono anche i principali nemici di chiunque ancora creda nella Costituzione e nella stato di diritto.

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