“In Siria è finita l’umanità. Ma non la guerra”. Cessi subito l’assedio di Aleppo

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Ora ci sono proprio tutti, in Siria. Dopo i soldati regolari americani,  russi,  iraniani, i miliziani libanesi, iracheni e tantissimi jihadisti di ogni dove, anche i cinesi hanno annunciato di voler entrare in Siria, con un corpo di addestratori destinato all’esercito arabo siriano fedele al presidente Assad. Mancano solo i siriani: oltre ai morti in questo quinquennio di guerra devastante, chissà quanti, sembra mezzo milione ma forse sono molti di più visto che si è smesso di contarli da anni, ci sono infatti anche i 5 milioni di profughi fuggiti all’estero, e i milioni di sfollati che vagano all’interno del Paese. Per un Paese che contava 20 milioni di abitanti non è poco. E’ finita la Siria? No, in Siria, come ha scritto il professor Andrea Riccardi, è finita l’umanità. Ma non è finita la guerra.

Diffido dei numeri come elemento per spiegare i fatti, perché alla fine sono i numeri ad inghiottirci, nella loro enormità, facendo della realtà un’astrazione che alla fine scompare. Ma si può omettere di dire che in questi giorni il Network Siriano per i Diritti Umani ha reso noto che , da marzo 2011 a oggi, è stato documentato l’arresto e la detenzione di 117mila persone da parte del regime di Assad?  Recentemente sono state pubblicate al riguardo migliaia di testimonianze di ex detenuti raccolte da Amnesty International, secondo la quale oltre 17.500 persone sono morte in carcere in Siria dal marzo del 2011.

E la guerra procede con le terribili sofferenze delle popolazioni ancora sottoposte alle sevizie dell’Isis, a ovest, con le terribili sofferenze per i feroci combattimenti a sud e con l’assedio di Aleppo, a nord. E’ soprattutto Aleppo a contare per gli strateghi; per la sua collocazione geografica, per il suo passato di seconda città siriana dopo Damasco, per la sua autostrada che attraverso la Siria fertile la collega a Damasco.  Così Aleppo è diventata strategica, come nel Balcani lo divenne, pur essendo isolata e mal collegata, Sarajevo. Aleppo è sotto assedio da quattro anni, come Sarajevo lo è stata per quattro anni. Ma ad Aleppo sono già morti, contando solo gli identificati, 21mila civili. A Sarajevo ne morirono 12mila. A differenza di Sarajevo però l’assedio di Sarajevo ha pochissimi testimoni, tanto che le stesse bombe che quotidianamente distruggono scuole, ospedali o ricoveri non hanno paternità. Sappiamo quali aviazioni militari sono presenti? Sì, lo sappiamo, ma davanti alla nuova Sarajevo non sappiamo più porci domande: chi uccide, chi è vittima? Non sappiamo più chiedercelo, forse perché intuiamo che, come ha scritto il professor Andrea Riccardi, ad Aleppo è finita l’umanità. E’ finito l’umanesimo ad Aleppo, città per secoli simbolo nel Levante della convivenza tra etnie e confessioni, come Sarajevo lo era per i Balcani.

Ma rassegnarsi non è lecito, perché ad Aleppo vivono ancora poco meno di due milioni di persone, intrappolate in un assedio senza fine. Chiedere la fine immediata dell’assedio di Aleppo, chiedere la cessazione delle ostilità, non vuol dire cercare di salvare loro, quei due milioni di essere umani sotto assedio: vuol dire cercare di salvare noi stessi. Ma rassegnarsi non è lecito, perché ad Aleppo vivono ancora poco meno di due milioni di persone, intrappolate in un assedio senza fine.


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