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“Sprofonda lega”. Qualcuno lo aveva previsto…

 

Il 12 aprile 2010, in una lettera*, qualcuno aveva già anticipato il carrozzone del circo leghista esattamente come lo vediamo passare in questi giorni. Era Silvano Lancini l’imprenditore di Adro (il benefattore della mensa)… che pur lavorando e abitando in un contesto pressoché impermeabile a critiche alla Lega non aveva risparmiato parole e considerazioni. Oggi può dire di aver avuto ragione: la crisi morale e politica del partito di Bossi allora e in quei luoghi, aveva il faccione del sindaco Oscar Lancini (solo omonimo di Silvano) che nella sua arroganza aveva deciso di far saltare il pasto ai figli delle famiglie che non avevano pagato la quota mensa di quella stessa scuola che mesi dopo venne tappezzata con centinaia di simboli del Sole delle Alpi della Lega.
Tutto avvenne nell’assoluto silenzio delle istituzioni.

Silvano Lancini riuscì a descrivere ciò che sarebbe accaduto oggi. Nella
lettera, in cui spiegava il perché avesse deciso di mettere di tasca
propria quei famosi 10 mila euro che mancavano, aveva anticipato
l’atteggiamento che ritroviamo nei personaggi della tragicommedia
leghista. Lui oggi conferma tutto e rilancia parlando di Lega soprattutto
da imprenditore: “Come detto tante volte il mio pensiero era in quello che
ho scritto. Non volevo e non voglio farmi trascinare in analisi politiche
perché ciò confonderebbe quanto ho scritto, a cui tengo molto”.

In questi giorni la stessa gente che governava l’Italia solo quattro mesi fa si
rimpalla a scaricare responsabilità così come nella lettera c’era scritto.
“Dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare
l’Italia? So per certo che non sono tutti ottusi ma non si devono
nascondere dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni ’70
chiamavano i brigatisti compagni che sbagliano”. La Lega (la stessa che ha
fatto del cappio contro i corrotti il suo manifesto) implode sui magheggi
di finanziamenti e l’imprenditore commentava: “Se credono davvero al
federalismo che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro
famiglie degli ultimi dieci anni. Tanto per farci capire come pagano le
loro belle case”.

Il Carroccio delle inchieste sprofonda nei buchi neri di bilanci che
nessuno vede, di soldi che vengono presi e fatti girare di mano in mano?
Ma c’è anche la Lega delle piccole sedi che si auto-tassano per pagare
l’affitto. E Lancini, che di professione progetta software, nella sua
lettera pubblica che per giorni divenne un caso mediatico chiedeva: “Ma
dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi
spende l’amministrazione pubblica per non trovare i soldi per la mensa. Ma
da dove vengono tutti i soldi che si muovono e dove vanno a finire?”.
Infine quel passaggio: “Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre.
Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto
ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i
dipendenti”.

Lancini non vuole parlare di Lega ma di lavoro. Parte dai suicidi dei suoi
colleghi
, tanti dei quali avvengono proprio nel profondo nord dove spadroneggia il
movimento padano e magari pure il fantomatico Sinpa (Sindacato padano)
diretto da Rosi Mauro. “Se un imprenditore onesto è in difficoltà merita
il rispetto di tutti. Io penso che dobbiamo immaginare e costruire un
mondo diverso anche di fare impresa. Tenendo conto di principi come la
solidarietà. Esercitandola vivi con la percezione di avere il diritto ad
averne. Ad un recente incontro con clienti e amici, invece di parlare di
software e strategie ho deciso di parlare di civiltà dell’empatia. Sono
convinto che le cose importanti della vita siano tutte gratis”.

*Il testo integrale della lettera di Silvano Lancini

Io non ci sto

Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio
di dignità.

Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film
“L’albero degli zoccoli”.

Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità
e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene.

E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di
Adro che non pagano la mensa scolastica.

A scanso di equivoci, premetto che:

– Non sono “comunista”. Alle ultime elezioni ho votato per FORMIGONI. Ciò
non mi impedisce di avere amici di tutte le idee politiche. Gli chiedo
sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il
rispetto della persona.

– So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne
approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e
vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto
con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e
delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di
essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso
nell’educazione.

Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un
bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro
Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un
egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora
dell’Ucraina.

Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha
di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi
di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati
anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di
mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che
faceva male.

I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi
vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare
l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia,
poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini,
ma potrei portare molti altri casi.

Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del
patronato. Noi eravamo poveri , ma non ci siamo mai indignati. Ma dove
sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che
sta avvenendo? Che non mi vengano a portare considerazioni “miserevoli”.
Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il
contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la
pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino..)

Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la
difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel
rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo?
Vorrei sentire i miei preti “urlare”, scuotere l’animo della gente, dirci
bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro
dentro il “commercio”.

Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole
chiamare “partito dell’amore”. Ma dove sono i leader di quella Lega che
vuole candidarsi a guidare l’Italia. So per certo che non sono tutti
ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro
che negli anni 70 chiamavano i brigatisti “compagni che sbagliano”.

Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel
federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro
famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro
belle cose e case. Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non
vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) venga dalle tasse del papà
di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro mese
(regolari).

Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti
soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da
dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno? Ma quanto rendono
(o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi
del laghetto Sala. E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il
Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario
fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto? Ma non hanno il
dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi.
Non hanno il dubbio di essere usati? E’ già successo nella storia e anche
in quella del nostro paese.

Il sonno della ragione genera mostri.

Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non
pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto, ma anche quando
chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche.
Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché
anche in quel caso qualcuno paga per loro. Sono come i genitori di quei
bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la
legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai
loro figli.

E chi semina vento, raccoglie tempesta!

I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa,
fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore.
Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di
riposo. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E
se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri
figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso.

E’ anche per questo che non ci sto.

Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di
fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la
coscienza dei miei compaesani.

Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa
per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario
per l’amministrazione. In tal modo mi impegno a garantire tutta la
copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010. Quando i genitori
potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno
o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale
carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena
discrezione della responsabile del servizio mensa.

Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario
o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varrà la
spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli
faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del “grande
fratello”.

Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e
comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie.
Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e
molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono
solo.

Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per
altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola
il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro
disprezzo. Posso sopportarlo. L’idea che fra 30 anni non mi cambino il
pannolone invece mi atterrisce.

Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c’è,
ma solo per tutto il resto.

Un cittadino di Adro

Tratto dal Fatto quotidiano

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