Giornalismo sotto attacco in Italia

La nostra salute al governo non interessa neanche un po’, contano solo le lobby e i loro voti

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In alcune realtà, incredibile ma vero, le case di comunità esistono e funzionano, tutelando meglio la salute dei cittadini. Non vado a citare la Toscana, dove con la tradizione delle “Misericordie” la casa di comunità è patrimonio diffuso e in crescita costante, mi riferisco invece a Roma. Ebbene, in una zona centrale di Roma, esiste la casa della salute Monte Mario che consente al comune cittadino di prenotare, con il CUP regionale o chiamando direttamente, qualsiasi esame ematico o di diagnostica per immagini in strutture pubbliche o accreditate e anche visite specialistiche con medici del sistema sanitario nazionale. Tempi di attesa accettabilissimi, al massimo 5-6 settimane per esami complessi, il resto in un paio di giorni. Ovviamente su richiesta del medico di medicina a generale. Scrivo per esperienza diretta e recentissima, funziona e in pochi lo sanno.

Quindi è possibile. Il modello delle case di comunità proposto dal ministro Schillaci è del tutto simile, ma prevede che i medici di medicina generale prestino alcune ore di servizio non solo nei loro ambulatori ma anche in questi centri. E diventino dipendenti del SSN e non più liberi professionisti.

Era l’unica riforma in linea con le indicazioni del PNRR, portata avanti dall’unico ministro di questo governo che sa di cosa parla e viene zittito ogni volta e avrebbe anche consentito proprio al governo di dire che una riforma nella sanità l’avevno realizzata. E così si è messo giù un testo che prevede, tra l’altro, che i medici di medici di famiglia e i pediatri svolgano un minimo di ore di attività nelle Case di Comunità, ma ipotizza, come caso residuale, di fare assunzioni tra gli specialisti ospedalieri e tra una piccola parte dei medici di famiglia, per riempire le stesse strutture e le “zone carenti”, le aree del Paese dove mancano i dottori del territorio. Ma proprio la parola assunzione non va bene ai liberi professionisti che stipulano accordi con le Asl sulla base di regole stabilite a livello nazionale e locale.

La lobby dei medici di medicina generale che ci ha dettagliatamente raccontato Milena Gabanelli e che non significa affatto che tutti i medici di base non funzionino, ce ne sono di bravissimi, scrupolosi, attenti ai pazienti. Il problema è il sistema, non certo i singoli.

E la lobby si è mossa, pesantemente, sulle forze di maggioranza, nonostante sulla riforma fossero d’accordi tutti i presidenti delle regioni di ogni schieramento politico. Qualcuno in casa del partito di Giorgia Meloni ha fatto i conti dei consensi elettorali che si sarebbero persi, e qualcuno a lei vicinissimo, il sottosegretario Gemato, ha organizzato la rivolta interna. Megli far diventare le farmacie dei poliambulatori, visto che lui è farmacista e ha in mano i consensi di questa vasta categoria.

Riforma stoppata, rallentata, quasi certamente affossata. La salute dei cittadini sotto i piedi delle scarpe, il ministro indipendente tentato di lasciare davvero, ma forse ancora speranzoso di vincerla almeno una battaglia. Ma al governo come sappiamo da 4 anni dei cittadini non importa veramente niente, contano solo i gruppi elettorali chiusi e sicuri, una delle talmente tante vergogne che non si riesce nemmeno a metterle in fila. E come al solito, chi ha i soldi si rivolge alla sanità privata!

 


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