Per raccontare il venticinquennale del G8, voglio partire da un aneddoto. Domenica, prima del corteo che si è snodato lungo le vie di Genova, toccando luoghi della memoria come la scuola Diaz, piazza Alimonda e Palazzo Ducale, ero a pranzo insieme ad alcune amiche e amici ed era con noi Lena Zuhlke in compagnia del fidanzato. Le abbiamo descritto il contesto italiano, fra violenza, libertà d’informazione calpestata e messa sempre più a repentaglio, ingiustizie e disuguaglianze crescenti, e lei ci ha domandato: “Cosa posso fare per voi?”. Probabilmente non sa neanche che esista Articolo 21, ma ne incarna lo spirito. Una donna che in Italia ha rischiato di morire che, quando serve la sua testimonianza, torna e non si nega a nessuno, rilasciando interviste, parlando con i più giovani e battendosi per un’altra idea di mondo: se l’ho scelta come Virgilio per attraversare questo girone dantesco è perché nessuno meglio di lei mi ha saputo prendere per mano e condurre verso un nuovo orizzonte di pensiero critico e di azione conseguente.
Non a caso, al termine del reading tratto dal mio romanzo “Raccontami ogni cosa. Genova, per non dimenticare”, mi ha detto: “L’ho capito poco perché non parlo bene l’italiano ma l’ho sentito col cuore, anche grazie all’emozione trasmessa dalle attrici”. Questa, al netto di ogni retorica, è immensità. O, per meglio dire: è il senso stesso della nostra Costituzione, e che debba venire a ricordarcelo una donna tedesca insieme al suo compagno dà la misura di come siamo ridotti in questo Paese.
Non meno intensa è stata la gioia che in tanti abbiamo provato vedendo Lena che, in una serata amarcord, dialogava amabilmente con il PM Enrico Zucca, colui che insieme al collega Cardona Albini e ai PM del processo per i fatti di Bolzaneto (Petruzziello, Ranieri Miniati e Settembre), ha tenuto l’Italia all’onor del mondo, nonostante le condanne ricevute dalla Corte di Strasburgo e la vergogna di cui ci siamo coperti in ambito internazionale.
E che dire di Stefania Galante, Adarosa Di Pietro, Lorenzo Guadagnucci, Michael Gieser e Christian Mirra che rientrano a loro volta dentro la palestra della Diaz, come se fosse la cosa più naturale del mondo quando, in realtà, si tratta di un atto di coraggio che non so se personalmente avrei avuto la forza di compiere?
C’erano, poi, due poliziotti: Orlando Botti e Alessandro Pilotto, perché esiste anche una Polizia democratica ed è doveroso sottolinearlo.
Senza dimenticare la sindaca Salis, partecipe e sinceramente appassionata, gli avvocati, tra cui la nostra Alessandra Ballerini, giornalisti come Matteo Macor e Marco Preve e tante altre splendide persone che, ancora una volta, hanno voluto rendere una testimonianza civile. Enrica Bartesaghi (mamma di Sara Bartesaghi Gallo, torturata prima alla Diaz e poi a Bolzaneto), per dire, ha tuttora lo spirito dei giorni in cui era la presidente del Comitato Verità e Giustizia per Genova. E così Paolo Fornaciari (rinchiuso nell’altro inferno di Forte San Giuliano) ed Elena Giuliani, che non smette nemmeno per un istante di ricordare il fratello Carlo, senza mai provare alcun sentimento di odio o di rancore.
Anche in piazza Alimonda, “pardon, in piazza Carlo Giuliani”, come canta Alessio Lega, era pieno di ragazze e ragazzi che un quarto di secolo fa o non erano proprio nati o ancora vagivano, e sentire Anna, studentessa che l’anno prossimo avrà la Maturità, la cui classe è situata al quarto piano della Diaz, chiedermi di raccontarle la storia di Lena, mi ha restituito una certa fiducia nel futuro.
Cos’altro aggiungere, dunque, a questa storia talmente grande che ogni anno se ne scopre qualche dettaglio? Bisogna forse parlare pure degli assenti: Mina Zapatero, ad esempio, che non è potuta venire perché si sta prendendo cura di alcuni bambini africani. O Valeria Bruschi, che vive in Germania e insegna tedesco agli immigrati.
Appena arrivata, con Stefania Galante abbiamo commentato la tragica notizia della scomparsa di Aurora D’Agostino, che di Stefania fu avvocata e grazie alla quale ho potuto intervistare una persona di quel livello, diventandone poi amico. Eravamo entrambi sconvolti, e il reading di ieri non poteva che essere dedicato a lei.
Non ho altro da aggiungere, se non esprimere stima, affetto e gratitudine verso una comunità che mi accoglie sempre con passione. Qualcuno sostiene che a Genova non si torni perché da Genova non si va mai via. Anche per questo abbiamo deciso di aprirvi un presidio di Articolo 21. Perché il G8 del 2001, con il suo carico di strazio ma al tempo stesso di speranza, sia declinato futuro, com’è giusto che sia.
Quanto a me, senza strumentalizzazioni di sorta, ho deciso di trasformare la meraviglia che ho vissuto in una spinta morale in vista dell’imminente campagna elettorale. Perché quando tornerò a Genova, l’anno prossimo, voglio che al governo non vi sia più nessuno che le vicende di allora ce l’abbia come matrice.
