Giornalismo sotto attacco in Italia

Delmastro story

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Una montagna di discredito ( lui direbbe di m….) per ora, è quella che tanti, troppi comportamenti di Andrea Delmastro Delle Vedove hanno gettato sulle istituzioni, servite senza quella disciplina e onore richiesti dalla Costituzione sulla quale, evidentemente senza troppa convinzione, deve pure avere giurato. Il Domani ha fatto uno scoop, e ha sbugiardato ancora Delmastro, rivelando  la sua presenza meno di due mesi  fa nel ristorante del mafioso. Una nuova, grave menzogna dell’uomo: non è vero – come ha detto ieri – che aveva rotto i rapporti con la società, con quella famiglia vicino al clan Senese la cui figlia era socia di maggioranza di una srl di dirigenti biellesi di Fratelli d’Italia.  Un nuovo, enorme, fatto. Una nuova, grave bugia di un uomo di Governo. Aggravata da un altro fatto : pare che a quel tavolo, due mesi fa, avesse portato anche agenti di polizia penitenziaria. In un locale affiliato al clan Senese! Era la sua scorta? È possibile, in ogni caso, che la scorta che dovrebbe proteggere dalle mafie – come ha detto la Meloni – il sottosegretario non sapesse cos’era quel locale?  Un altro giornale, Il Fatto, pubblica un’altra foto, di una cena meno recente nello stesso locale, alla quale partecipava con Delmastro la Capo Gabinetto di Nordio Bartolozzi! Mezza via Arenula in un ristorante di un prestanome  del clan Senese! La verità è che Del Mastro non avrebbe dovuto fare il Sottosegretario, tantomeno alla Giustizia. Con delega all’Amministrazione Penitenziaria. Lui è un fascista vero, dentro. Fin da ragazzino, e poi crescendo,  a Biella organizzava convegni negazionisti della Shoah. Come i nazifascisti, bruciava i libri: si ricorda anche il rogo di libri liceali  di storia  come il “Camera-Fabietti” (sì, rogo!).  Poi, via via,  convegni su “Mussolini uomo di pace”, indossando  magliette di bande nazirock che inneggiavano al criminale  SS Priebke. Nella sua Biella nel 2004, nei pressi di un comizio di La Russa, un clochard molto fragile,  alcoolizzato, che aveva pronunciato parole verso il comizio venne bastonato e gravemente ferito da un gruppo di fascisti. C’è stato un processo, Delmastro – imputato- è stato assolto. Con una sentenza che nelle motivazioni parla però di gravissime lacune e approssimazioni nelle indagini di polizia giudiziaria. Del Mastro cresce, si mette il doppiopetto ( senza mai dimenticare sotto la maglietta  della band “Gesta Bellica”) e svolge la sua attività politica locale e nazionale e la sua professione di avvocato, legandosi sempre di più al giro di Colle Oppio e della giovane Giorgia Meloni. E partecipando attivamente anche a iniziative e manifestazioni per allontanare ambienti e personaggi della destra nera eversiva dalle responsabilità sullo stragismo degli anni Settanta-Ottanta, a partire dalla Strage di Bologna del 2 Agosto. Con questo curriculum ( abbiamo ricordato solo alcune delle tappe di un brutto percorso nero) l’avvocato Delmastro è pronto, dopo la “presa del potere ” del 2022, a fare il Sottosegretario alla Giustizia. E qui dà il meglio di sé. Delle sue  performance si è perso il conto. Sulle carceri cancella di fatto  l’Articolo 27 della Costituzione. Titanico  il suo impegno per militarizzare, blindare, rendere solo muscolare il Corpo della Polizia Penitenziaria. Che – va riconosciuto ed affermato –  svolge in condizioni drammaticamente difficili e sotto organico un compito fondamentale, di rigore e umanità insieme. Ma che per Delmastro deve conoscere una sola parola: repressione, non trattamento. Durezza, non pena e recupero. Memorabile una edizione del Calendario della Penitenziaria, da lui benedetto, votato solo a durezza e repressione.  Del resto, indimenticabile è anche la sua frase sulla “intima gioia” provata nel vedere detenuti ” che non respirano” in piccolissimi e stretti cellulari. Frase che scandalizzò le stesse Camere Penali, che chiesero alla Meloni di ritirare le deleghe carcerarie al Sottosegretario. Nel carcere di Biella, da lui frequentatissimo, da sottosegretario partecipò perfino ad allegre grigliate private di poliziotti vicini a sindacati di destra. Alcuni sospesi perché implicati in gravissimi episodi di tortura in carcere. Lui festeggiava e prendeva anche qualcuno  di questi, indagato in passato per precedenti analoghi, nella sua scorta. E si è sempre espresso contro il vigente reato di tortura che il Parlamento approvò anni fa, rigoroso e garantista, che vorrebbe cancellare, diondesse da lui. Il meglio di sé lo diede con il caso Cospito, quando alcuni parlamentari PD ( Serracchiani, Orlando, Lai e il sottoscritto) andarono in carcere a visitare l’anarchico che rischiava di morire per lo sciopero della fame. C’era stato un appello ( da Flick a Manconi, da Ciotti a Colombo e ad altre decine di personalità)  e andammo a verificare le condizioni. In carcere non dovrebbe morire nessuno ( a causa del carcere) e di più, se fosse morto un capo anarchico come lui, ci sarebbe stato il rischio di vedere anarco-insurrezionalisti di tutta Europa venire in Italia a protestare con violenza. Beh, Delmastro montò su una polemica surreale quanto indegna. Diffamò parlamentari dell’opposizione  accusandoli di avere fatto “l’inchino ai mafiosi” ( e magari, alla luce dei fatti emersi in queste ore, erano giorni in cui proprio lui faceva l’inchino a Mauro Caroccia!}, passò verbali riservati al suo amico-fratello d’Italia  Donzelli che li usò in Aula per amplificare la diffamazione. Del Mastro, per questo, è stato condannato in primo grado per il reato di rivelazione di segreti d’ufficio. Ma rimase al suo posto. Blindato dalla Meloni e dal comune passato. Sopravvisse, a Via Arenula, anche agli spari di Capodanno 2024 a Rosazza, al caso Pozzolo, suo sodale e deputato FDI, unico ad essere stato dichiarato responsabile di quella opaca storiaccia  di una festa tra brindisi e armi da fuoco in mano. Tanto che oggi, il Pozzolo, sul nuovo caso che investe Del Mastro, si dice “garantista…ma è chiaro che in FDI ci sono degli intoccabili”. Il resto è il caso di questi giorni. Ne parleremo anche in Antimafia. Abbiamo chiesto atto, audizioni, compresa la sua. Vogliamo contribuire a fare luce su una storia molto oscura. Incredibile: un gruppo di politici biellesi di FDI, guidati da Delmastro, si mettono in certi affari di ristoranti con una famiglia il cui capo è un mafioso in carcere, complice del clan Senese. Dice di non conoscerlo, ma spuntano foto insieme con questo signore. Lo fanno con una srl delle cui quote il Delmastro si “dimentica” di dare le doverose comunicazioni di legge alla Camera dei Deputati. Come uno Scajola qualsiasi, balbetta  che  a sua insaputa la famiglia della diciottenne Miriam Caroccia, loro socia di maggioranza nella SRL, figlia del prestanome del boss Senese, avesse questi rapporti con uno dei clan mafiosi più pericolosi. Ma dopo averlo saputo, ci torna. A cena. Ma è stato detto e letto molto, in questi giorni. Ora, finisca pure gli ultimi comizi per il SÌ. Ma martedì, comunque vada, faccia quello che deve fare: lasciare quell’incarico a Via Arenula, che non avrebbe dovuto ricoprire. La Russa ha detto poco fa che “per una foto non ci dimette”. Ma se é un prestanome dei Senese, quello della foto, sì. Se sua figlia giovanissima la fai socia di maggioranza nella tua srl, sì. Se dopo averlo saputo dici di troncare tutto e poi torni a cena in quel locale, dicendo  menzogne, sì. Per quali oscuri motivi le Meloni e i la Russa lo difendono? Perché non gli dicono che non può continuare a fare il Sottosegretario alla Giustizia?

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