Giornata della Memoria. “Che la farfalla gialla voli sempre sopra i fili spinati”

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La giornata della memoria si celebra da 20 anni in Italia, cinque anni prima della istituzione da parte delle Nazioni unite della giornata internazionale (1 luglio 2005), confermandola il 27 gennaio di ogni anno (come da legge italiana n.211 del 20 luglio 2000).

Perché il 27 gennaio? Un data simbolo della fine di una immane tragedia: l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa.

Perché solo dopo 60 anni? La memoria della Shoah è una memoria difficile, aspra, differente dalle tante tragedie che ci sono state e ci sono ancora. La Shoah indica lo stermino il genocidio che fu pensato progettato, razionale e ben organizzato, avvalendosi di tecnologia e impianti efficienti per sterminare un popolo intero (almeno 6 milioni di ebrei) e altri milioni di persone (disabili omosessuali Rom prigionieri oppositori politici..): si parla di almeno 15 milioni di persone, un conto esatto ancora non c’è.

Perché era difficile credere che fosse accaduto davvero. Interrogava e interroga non solo sui perché; ci ossessiona ancora oggi con la domanda di come sia potuto succedere.

Perché la memoria della Shoah chiama a interrogarci sulle responsabilità non solo di chi ha commesso quelle atrocità ma di chi le ha in qualche modo favorite, da chi è rimasto indifferente, da chi ha occultato, da chi ha negato la Shoah e ancora oggi lo fa. Riguarda noi europei e noi italiani. Non solo per le famigerate leggi razziali e le sue tragiche conseguenze; complice il fascismo di Mussolini riguardarono tutti anche chi partecipò alla guerra ma, dopo l’8 settembre si rifiutò di aderire alla Repubblica sociale. Come Mario Rigoni Stern che fu deportato nel campo di Hohenstein perché dissidente politico. Sulla Shoah ebbe a dichiarare: “La memoria è necessaria, dobbiamo ricordare perché le cose che si dimenticano possono ritornare. E’ il testamento che ci ha lasciato Primo Levi”. (erano molto amici Mario e Primo)

Perché se non ci fosse questa responsabilità che è libertà e partecipazione, significherebbe che a prevalere è ancora un semplice ricordo che dopo tanti anni lascia indifferenti. E l’indifferenza è forse peggiore della violenza. Forse è proprio l’indifferenza che non ci fa vedere i tanti genocidi violenze migrazioni nei nostri mari perigliosi e nei campi gelidi di questi giorni, delitti efferati che si susseguono del nostro tempo. In questo giorno della memoria qui ed ora dobbiamo impegnarci tutti a non essere indifferenti e ad agire con coerenza, ognuno per la sua parte, per combattere l’antisemitismo il fascismo il razzismo la violenza in tutte le sue forme compresa quella verbale; per costruire ponti e non muri fili spinati  verso un mondo migliore in cui “Fratelli tutti e sorelle tutte”. In fondo anche la pandemia che colpisce tutti senza distinzioni in questi anni ci sta lanciando questo grido!

Il presidente della giunta regionale del Veneto Luca Zaia, nell’intervista a “Repubblica”, ha detto parole importanti contro il negazionismo: pensando “ai giovani che rischiano di essere bombardati dai negazionisti che prosperano nella rete”, ha definito le leggi razziali “un’onta che macchia la storia d’Italia; una mostruosità”. Sarebbe di certo stato più credibile e coerente se avesse operato per le dimissione del suo assessore Elena Donazzan di Fratelli D’Italia che dopo aver cantato “faccetta nera” alla radio, ha dichiarato che il fascismo ha fatto anche cose buone: dimenticando che ha giurato  sulla Costituzione che è antifascista e che all’art.54 prevede che “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore…”

Anche in Veneto sono moltissime le iniziative che si svolgeranno nel giorno della memoria 2021 a partire da quelle promosse dagli Enti Locali.

Nuove “pietre d’inciampo”, in qualche modo un simbolo della Shoah: per dare dignità identità e anche un nome ad ogni vittima: a Venezia per esempio ne saranno collocate 15 in aggiunta alle 105 che già ci sono. Ci saranno anche innumerevoli presenze “virtuali” che impegneranno i diversi mondi della cultura (teatro poesia letture musica) come nelle altre città e province della nostra Regione e che si protrarranno per diversi giorni. Sono programmate presenze delle diverse organizzazioni sociali come ad esempio l’interessante incontro virtuale, promosso dalle donne del coordinamento veneto del sindacato SPI-CGIL e dall’associazione “rEsistenze”, dal titolo “CON LE VOSTRE PAROLE”, testimonianze letture canti.

Sergio Mattarella, il nostro Presidente della Repubblica è sempre esemplare, vicino alle cittadine e ai cittadini. Ieri, quinto anniversario del sequestro in Egitto di Giulio Regeni lo ha ricordato così:

”… Un giovane italiano, impegnato nel completare il percorso di studi, ha visto crudelmente strappati i propri progetti di vita con una tale ferocia da infliggere una ferita assai profonda nell’animo di tutti gli italiani.

In questo giorno di memoria desidero anzitutto rinnovare sentimenti di vicinanza e solidarietà ai genitori di Giulio Regeni, che nel dolore più straziante sono stati capaci in questi anni di riversare ogni energia per ottenere la verità, per chiedere che vengano ricostruite le responsabilità e affermare così quel principio di giustizia che costituisce principio fondamentale di ogni convivenza umana e diritto inalienabile di ogni persona.”…

Il nostro Presidente era autorevolmente intervenuto in occasione del 25° anniversario dell’uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (20 marzo 1994 Mogadiscio) con queste parole lette dal Presidente FNSI, Giuseppe Giulietti durante una solenne iniziativa presso la Camera dei Deputati, presente il suo Presidente Roberto Fico:

«L’uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin lacera profondamente, a 25 anni di distanza, la coscienza civile del nostro Paese e suona drammatico monito del prezzo che si può pagare nel servire la causa della libertà di informazione.

L’impegno dei familiari contro le reticenze e i depistaggi, dopo l’immenso dolore subito, ha meritato e merita grande rispetto e rappresenta un dovere della Repubblica.

Nel loro lavoro d’inchiesta Ilaria Alpi e Miran Hrovatin avevano trovato notizie di traffici illeciti, avevano raccolto testimonianze, stavano compiendo verifiche e riscontri che interpellavano anche il nostro Paese. L’agguato, eseguito da un commando ancora ignoto nella matrice e nella composizione, ha spezzato due vite e trafitto la libertà di tutti. …”

Liliana Segre nel suo discorso per la giornata della memoria l’anno scorso davanti al Parlamento Europeo ricorda:

“…Io non fui liberata il 27 gennaio dall’Armata Rossa, facevo parte di quel gruppo di più di 50 mila prigionieri ancora in vita obbligati a una marcia che durò mesi.

…Quando parlo nelle scuole dico che ognuno nella vita deve mettere una gamba davanti all’altra, che non si deve mai appoggiare a nessuno perché nella “Marcia della morte” non potevamo appoggiarci al compagno vicino che si trascinava nella neve con i piedi piagati e che veniva finito dalla scorta se fosse caduto. Ucciso.

La forza della vita è straordinaria, è questo che dobbiamo trasmettere ai giovani di oggi. Noi non volevamo morire, eravamo pazzamente attaccati alla vita qualunque essa fosse.

…Ricordo quella bambina di Terezin che, prima di essere uccisa, ha disegnato una farfalla gialla che vola sopra i fili spinati.

Che la farfalla gialla voli sempre sopra i fili spinati. Questo è un semplicissimo messaggio …ai miei futuri nipoti ideali. Che siano in grado, con la loro responsabilità e la loro coscienza, di essere sempre quella farfalla gialla che vola sopra ai fili spinati.

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