Non mi soffermo ulteriormente sulla significativa festa di Articolo 21, svoltasi, come ogni inizio estate, presso la Casa delle donne. Mi preme sottolineare, piuttosto, la presenza dei costituzionalisti e del meglio di un mondo della RAI e dell’informazione lontano anni luce dalla realtà contemporanea. Se oggi fa notizia, anzi ahinoi non la fa, l’uscita dell’amministratore delegato della RAI, Giampaolo Rossi, felice di aver perso qualità e pubblico pur di smantellare l’odiata “TeleKabul” (cioè Raitre, traslocata sostanzialmente a La7, a cominciare dal direttore di rete), significa che dell’universo informativo e valoriale con il quale sono cresciuto è rimasto poco o nulla. E a poco servono appelli, richieste di dimissioni e implorazioni varie: Rossi resterà al suo posto e con lui tutti gli altri e le altre. Certo, è meglio di niente, e diciamo che l’incapacità di chiederne l’uscita di scena, eccezion fatta per Vincenzo Vita e pochi altri osservatori lungimiranti, conferma la scarsa attitudine, anche dell’opposizione, a prendersi cura di un argomento che sarà invece decisivo in campagna elettorale. Ciò che serve, tuttavia, è la lotta, così come per quanto concerne la legge elettorale, che il governo vuole imporre a maggioranza, a suon di strappi e forzature, per poi precipitarsi al voto prima che il generale Vannacci possa avvicinarsi pericolosamente al 10 per cento ma, soprattutto, prima di dover fare i conti con la realtà di un Paese che non cresce, arranca ed è vittima del trumpismo cui la Presidente del Consiglio ha di fatto giurato fedeltà: un po’ per convenienza e in larga misura per convinzione e condivisione ideologica.
La nostra festa-assemblea, pertanto, è servita a radunare tutte e tutti coloro che, ancora una volta, hanno deciso di opporsi, con l’amara sensazione che mai come ora saremo in pochi a compiere un simile atto di coraggio, prima del diluvio. Poi saranno in tanti darci ragione ma, purtroppo, stavolta più che mai, sarà troppo tardi.
