Siamo giunti al 46esimo anniversario della strage alla stazione di Bologna e i tentativi di riscrivere la storia dell’eccidio più grave avvenuto in Italia in tempo di pace sono ancora attuali. Il revisionismo deve essere combattuto con la verità dei fatti oggettivi provati e verificati in via definitiva dai tribunali. Sulla bomba della stazione la verità esiste.
Gli esecutori materiali.
Valerio Fioravanti e Francesca Mambro sono stati condannati all’ergastolo come esecutori materiali.
Luigi Ciavardini viene condannato a 30 anni in quanto minorenne all’epoca dei fatti.
Gilberto Cavallini, membro e fondatore dei Nuclei Armati Rivoluzionari, è condannato all’ergastolo in via definitiva per concorso nella strage.
Paolo Bellini, condannato all’ergastolo è ritenuto come uno degli esecutori/gestori collegati ai piani alti sovversivi.
Licio Gelli della Loggia P2, Umberto Ortolani, braccio destro di Gelli, Federico Umberto D’Amato, alla guida dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale e il giornalista Mario Tedeschi sono indicati nelle motivazioni delle ultime sentenze come mandanti, finanziatori ed organizzatori occulti appartenenti o contigui alla loggia P2 e agli apparati statali.
La strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 rientrava in una strategia eversiva di stampo neofascista mirata a destabilizzare l’assetto democratico del Paese. Bologna fu colpita perché era il crocevia della rete ferroviaria italiana ed era la città laboratorio sul piano politico. I giudici hanno evidenziato il ruolo di finanziamento e organizzazione da parte di poteri occulti (la P2 di Gelli) e di apparati di sicurezza (Ufficio Affari riservati del Ministero dell’Interno), per sviare le indagini e proteggere i terroristi neri.
