Per il mio ricordo di Enrico Berlinguer, 42 anni dopo la sua morte, propongo alcuni passaggi del suo discorso ai giovani del 1982 (al Congresso della Federazione giovanile del PCI.): lo trovo di grande attualità. Aggiungo poi un commento alla fine.
M.G.G.
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Ecco l’incipit del lungo e forte discorso di Enrico Berlinguer ai giovani 1983:
Bisogna riflettere su alcune caratteristiche peculiari dell’epoca in cui viviamo e pensare ai problemi che cominciano a porsi come decisivi per i prossimi decenni fino e oltre il duemila; nel periodo cioè in cui vivranno e raggiungeranno la maturità i giovani di oggi. A questa soglia dello sviluppo storico si presentano problemi non solo del tutto nuovi, cosa che è accaduta in varie epoche del cammino dell’umanità, ma di portata tale da generare possibilità e pericoli straordinari e sin qui impensati e impensabili. Dobbiamo innanzitutto al progresso continuo delle scienze sperimentali le possibilità davvero inaudite e straordinarie che si aprono per migliorare la vita del genere umano.
A seguire titoli degli argomenti:
La nuova tappa della rivoluzione scientifica e tecnologica; La storia di questo secolo; Ridiscussi i ruoli dell’uomo e della donna; Il sorgere della questione ecologica; La disoccupazione dato strutturale; In difesa della democrazia; Per il futuro dell’umanità; Per un nuovo socialismo; Socialismo e democrazia; Una fase nuova; Scegliere contro l’ingiustizia; Quale lotta; La qualità dello sviluppo; Giovani generazioni e politica.
Chiede e si chiede:
“Che cosa possiamo fare per affrontare contraddizioni che rasentano ormai l’assurdità – tra abissi di miseria e culmini di ricchezza, tra spreco degli armamenti e bisogni elementari insoddisfatti, tra potenzialità del sapere e meschinità della conduzione politica senza porsi l’obiettivo di una trasformazione degli attuali sistemi di rapporti tra i popoli e di una guida più razionale e più democratica dei processi economici e sociali sul piano nazionale, europeo e mondiale.
Che cosa possiamo fare, per soddisfare queste esigenze ormai vitali per gli uomini e le donne che abitano il nostro Paese, il nostro continente e il nostro pianeta, sventando i pericoli di eventi catastrofici e di intollerabili dominazioni reazionarie? Per prima cosa bisogna avere delle idee-forza: la difesa della pace e il disarmo sono una di esse, così come lo è il “nuovo socialismo”, così come lo è il nuovo ordine economico internazionale.
In secondo luogo dovremmo lavorare per prendere e dare consapevolezza piena delle contraddizioni nuove del tempo nostro. Far conoscere a tutti che cosa comporta la continuazione della corsa al riarmo, quali sarebbero le conseguenze di una guerra combattuta con le armi atomiche e nucleari. E diffondere i risultati degli studi più recenti sui problemi del rapporto tra risorse e popolazione, tra sviluppo e ambiente e così via. Non è molto che scienziati, istituzioni e anche esponenti politici hanno cominciato a studiare questi temi tipici del nostro tempo e che domineranno i prossimi decenni.
Si è cominciato, praticamente, a parlarne all’inizio degli anni ’70. Ma negli ultimi anni, nel corso dei quali la realtà ha richiamato la necessità di una visione più lucida del futuro del mondo, un notevole patrimonio di studi si è già accumulato. Esso non è però ancora sufficientemente conosciuto e discusso da grandi masse.
A questo proposito avanzo una proposta concreta da realizzare in un tempo ragionevolmente breve: organizzare, come partito e come Fgci, un Congresso di futurologia, che si svolga sulla base di relazioni e comunicazioni di scienziati e di esponenti delle più varie discipline (scienze fisiche, chimiche, biologiche, antropologiche, demografiche, militari, economiche, sociali, informatiche, mediche, ecc.); e portare poi i risultati delle informazioni, valutazioni e proposte, che saranno fatte in tale Congresso alla conoscenza e alla discussione tra i giovani.
La piaga della disoccupazione giovanile richiede grandi iniziative anche a livello europeo e una nuova politica nazionale che tenda a modificare la collocazione italiana nella divisione internazionale del lavoro. Ma – dunque – la battaglia per il lavoro chiede anch’essa specificazioni di qualità: riguardanti il tipo di sviluppo che è necessario e utile perseguire.
Ecco il bisogno economico di misurarsi con la qualità dello sviluppo.
Ecco perché il movimento ecologico, nei suoi differenziati aspetti, la volontà di impegno culturale, lo stesso desiderio di partecipazione attiva al miglioramento della scuola hanno acquistato un rilievo così grande. Si esprime anche in questo modo una coscienza critica verso la società in cui viviamo.
Ed ecco perché noi non possiamo pensare di chiamare i giovani alla politica secondo vecchi contenuti e vecchie forme.
Come portare la grande maggioranza dei giovani alla consapevolezza piena della realtà e alla possibilità di affrontarla alla luce della ragione. La ideologia della fine delle ideologie è essa stessa una forma di falsa coscienza e cioè una ideologia nel senso marxianamente peggiore della parola. Vi è una pressione forte per un allontanamento di giovani dalla politica.
La prima, essenziale, semplice verità che va ricordata a tutti i giovani è che se la politica non la faranno loro, essa rimarrà appannaggio degli altri, mentre sono loro, i giovani, i quali hanno l’interesse fondamentale a costruire il proprio futuro e innanzitutto a garantire che un futuro vi sia..”
Un grande Enrico Berlinguer, forse l’unico dirigente politico, un comunista unico e irripetibile, che è conosciuto e ancora parla ai giovani e anche ai meno giovani.
Mi è venuto in mente il mio professore di filosofia del Liceo, di cui ho già scritto altre volte.
Ho pensato alla crisi dei missili a Cuba (14/28 ottobre) del 1962 [i]. Avevo 16 anni quando Gino Bambara, il professore, ce la raccontava. Protagonisti Jhon Kennedy, Nikita Krusciov e Fidel Castro. Si arrivò a sfiorare la guerra mondiale (già allora i generali proclamavano che c’erano tante armi atomiche da poter distruggere mille volte il nostro pianeta!).
Forse fu un miracolo, come qualcuno sostenne, di certo è che i protagonisti di quella storia erano dei “giganti”, si scambiarono ultimatum reciproci e alla fine la crisi fu risolta: furono ritirati i missili sovietici da Cuba e quelli americani dalla Turchia! Oggi in questa guerra della Russia contro l’Ucraina sono coinvolte l’Europa, l’Italia, l’alleanza atlantica, la Gran Bretagna, uscita dall’Europa, che è una potenza nucleare come la Francia e la Cina (che per ora “osserva”), altri paesi come l’India il Pakistan e la Turchia… Tutti forniscono armi all’Ucraina che, tramite il suo Presidente, ne chiede sempre di più e sempre più potenti capaci non più solo per la difesa ma anche di attacco. Il medio oriente con il genocidio, a Gaza e Cisgiordania, del popolo palestinese (ricordo che tra il 16 e il 18 settembre 1982 ci fu la strage orrenda di Sabra e Shatila con oltre 2500 morti) come sappiamo.

Israele sta colpendo anche il Libano in questi giorni; la sciagurata presidenza degli USA con Trump che ha esteso la guerra all’Iran, con tutte le conseguenze di morte e distruzione, dopo l’attacco al Venezuela e meditando l’attacco a Cuba … Questa è una strada “bloccata” bisogna tornare indietro e riflettere, come ci insegna anche Norberto Bobbio.[ii] C’è l’impressione che ogni paese e grande potenza cerchi di trarre vantaggio da queste guerre, dal punto di vista economico (industria bellica e pensando già anche alle ricostruzioni!), geopolitico, di potere e per il controllo delle risorse, invece di pensare e progettare un nuovo ordine mondiale fondato sulla cooperazione e la solidarietà internazionale e costruire un’Europa di pace che diventerebbe la vera potenza. Papa Francesco ai governanti del mondo rappresentati in Vaticano da ambasciatori e rappresentanti dei Paesi accreditati presso la Santa Sede, il 9 gennaio 2023: aveva pronunciato parole fortissime ricordando che c’è già la terza guerra mondiale, anche se è a pezzi. L’enciclica di papa Leone XIV “Magnifica Humanitas”, il cui significato era già contenuto nelle parole del Papa appena eletto annunciando il suo impegno:
“per la pace disarmata disarmante umile e perseverante”.
Berlinguer, ancora lontano il processo di globalizzazione così come si è sviluppato, parlava di globalità:
“Globalità significa, dunque, non limitarsi ai problemi pur rilevanti del petrolio, ma aprire la trattativa anche sulle altre fonti energetiche, su tutte le materie prime, sui prodotti industriali e agricoli, sui servizi, sulla tecnologia e sulla ricerca. E tutto ciò noi vediamo non solo in termini di sviluppo degli scambi e di giusta definizione dei rapporti finanziari e monetari che vi sono connessi, ma anche e soprattutto in termini di vera e propria cooperazione, verso forme sempre più estese e organiche di divisione internazionale del lavoro reciprocamente vantaggiosa e di integrazione verso l’ipotesi realistica di un ‘governo mondiale’.”
Nel pensiero di Berlinguer il governo mondiale si collocava al termine di una lunga catena di altri concetti e tematiche politiche: l’interdipendenza dei problemi dell’umanità, la battaglia per un nuovo ordine economico internazionale, contro ogni forma di imperialismo e neocolonialismo, per la pace come fattore di sviluppo, di lotta alle disuguaglianze sempre più insopportabili anche oggi.
Nella prefazione alla riedizione di “Destra Sinistra” di Norberto Bobbio, nel 2023, Nadia Urbinati scrive:” Quel che questo libro anticipatore e sempre attuale ci insegna … è che l’eguaglianza tra le persone, diverse in tante cose ma non nella possibilità di soffrire ed essere violate, è la stella polare che orienta la nostra società. Il suo valore è tanto più forte che essa subisce da parte della minoranza che nel nome della riuscita economica è pronta a rivedere i fondamenti del patto democratico. Se non che mettere in questione l’eguaglianza comporta immancabilmente mettere a repentaglio la libertà di tutti. … Si potrebbe dire che eguaglianza e libertà vivono in perenne tensione ma periscono entrambe se separano i loro destini.”
Le cose sono cambiate. Quello che ancora sorprende è che un politico immerso nel suo tempo non rinunciasse a pensare e a proporre uno scenario ideale, un’utopia sullo sfondo però di una battaglia con concretissimi obiettivi. E che ancora il suo pensiero sia attuale di fronte ai disastri di oggi, guerre, disuguaglianze dilaganti, sconvolgimenti climatici; e che non ci siano forze politiche e governi che intendano contrastare la politica che li provoca. Ci sono però segnali importanti nella società tra le giovani generazioni, nel mondo della cultura e della scienza. Una nuova fase può aprirsi se nasce una nuova classe dirigente che vuole mettersi in gioco e che restituisce alla politica conoscenza impegno e studio, idealità, valori, sogni. Termino con il grande sogno “il sol dell’avvenir”. Ferdinando Adornato, verso la fine di una intervista per l’Unità 18 dicembre 1983, chiese a Enrico Berlinguer:” In una civiltà in cui angoscia e segni di morte sembrano prevalere, ha ancora senso lo slogan del ‘sol dell’avvenir’?
Berlinguer risponde:” Intanto c’è un paradosso: sul sole dell’avvenire oggi discutono più gli scienziati che i comunisti. Infatti uno degli orizzonti che si può aprire nasce proprio dalla possibilità di una piena utilizzazione dell’energia solare. Ecco un modo scientifico di rifarsi ancora all’idea del ‘sol dell’avvenir’! Ma tolto tutto quello che di utopistico, di millenaristico che pure nel passato questo slogan esprimeva, io credo che esso non vada affossato. Quali furono infatti gli obiettivi per cui è sorto il movimento per il socialismo? L’obiettivo del superamento di ogni forma di sfruttamento e di oppressione dell’uomo sull’uomo, di una classe sulle altre, di una razza sull’altra, del sesso maschile su quello femminile, di una nazione su altre nazioni. E poi: la pace fra i popoli, il progressivo avvicinamento fra governanti e governati, la fine di ogni discriminazione nell’accesso al sapere e alla cultura. Ebbene, se guardiamo alla realtà del mondo d’oggi chi potrebbe dire che questi obiettivi non sono più validi?
[i] La crisi fu preceduta un anno prima dall’invasione della baia dei Porci, tentativo fallito di rovesciare il governo di Fidel Castro a Cuba, messo in atto dalla CIA degli Stati Uniti. Fidel Castro nel 1959 dopo sei anni di rivoluzione, aveva rovesciato il regime del dittatore Fulgencio Batista sostenuto dagli USA.
[ii] …Ma noi, uomini, siamo mosche nella bottiglia o pesci nella rete? …Forse né l’uno né l’altro…ma la condizione umana può essere rappresentata con una terza immagine, quella del labirinto: chi entra in un labirinto sa che esiste una via d’uscita, ma non sa quale delle molte vie che gli si aprono innanzi di volta in volta vi conduca. Procede a tentoni. Quando trova una via bloccata torna indietro e ne prende un’altra…Bisogna avere molta pazienza, non lasciarsi mai illudere delle apparenze, fare un passo per volta…. La caratteristica della situazione del labirinto è che nessuno sbocco è mai assolutamente sicuro e, quando la strada è giusta…non è mai lo sbocco finale… (da Il problema della guerra e le vie della pace Norberto Bobbio – Il Mulino 1979 la prima edizione che contiene una lezione del 1966; ci sono state altre tre edizioni: 1984, 1991,1997, con prefazioni aggiornate)
