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Svegliamoci finche’ siamo in tempo e seguiamo i consigli del fondatore del web

 

Se lo dichiara sir Tim Berners Lee, il fondatore del web, forse possiamo farci passare remore e titubanze. Quello che Berners Lee ha detto a Ginevra ricordando il trentennale delle sue creature, wordl wide web (il www) e hypertext transfer protocoll (http), è qualcosa di veramente clamoroso.

Dopo aver ricordato con entusiasmo i primi successi e il valore della disponibilità della conoscenza per tutti attraverso internet – il sogno e l’obiettivo di tutti i pionieri della rete – Barners ha parlato con angoscia della situazione attuale che ha così descritto: “sono convinto che se oggi l’immagine che l’umanità dà di sé sul Web è costruttiva o distruttiva dipende da come sono scritti gli algoritmi dei social network. Ci sono software progettati intenzionalmente per fornire incentivi perversi a chi sacrifica per esempio i propri dati personali. Ma anche conseguenze indesiderate di algoritmi pensati a fin di bene, come quelli che permettono di esprimere liberamente la propria opinione e che invece stanno diffondendo indignazione e toni esasperati”.

Berners non appartiene ad alcuna lobby che non sia il mondo della scienza nelle sue forme più alte e del resto tutta la storia si è snodata al Cern di Ginevra, ma ha le idee talmente chiare sul rischio che il mondo corre oggi a causa del dominio che pochi algoritmi esercitano su internet che ha costituito una fondazione internazionale per diffondere il web veramente libero, mettere in guardia dai rischi e promuovere le buone pratiche per difendere il patrimonio comune della conoscenza in rete, aggredito da chi usa la rete stessa per fini ignobili che vanno dalla pedofilia al condizionamento delle politiche.

Sul sito della WWW Foundation ci si può iscrivere come semplici cittadini – come ho fatto io – come organizzazioni e perfino come Paesi (fra i quali ci sono già Francia e Germania) e leggendo le varie proposte ci si renderà conto di come le timidezze, i dubbi, le titubanze anche politiche che hanno caratterizzato questi anni siano un grave errore. E lo si è visto bene in occasione del dibattito sulla legge europea sul copyrigth.

E’ un grande tema per la sinistra che vuole rinascere e che deve smetterla di avere paura di essere accusata di oscurantismo se parla dei guasti provocati dalla rete e dell’uso delinquenziale che ne fanno molte forze politiche nel mondo.

Berners Lee specifica, del resto, che la fondazione propone un contratto per il Web, rivolto ai governi, alle aziende private, ai cittadini. Tutti insieme per difendere un patrimonio comune, come hanno fatto le generazioni passate per la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo o per il Trattato sullo spazio extra-atmosferico.

E una delle norme previste è che le compagnie si impegnino sul serio a preservare i dati dei loto utenti, ma finora sappiamo bene come è andata. Stesso problema per le campagne politiche: Berners Lee ha proposto a Facebook di non consentire la pubblicazione o di cancellare i messaggi politici e per ora anche per questo aspetto sappiamo come va.

Tutto questo dovrebbe farci riflettere come associazioni, come professionisti della comunicazione, come cittadini. Siamo in presenza del maggior problema di condizionamento delle nostre coscienze da quado esiste l’umanità. Forse siamo destinati a perdere, ma almeno rendiamocene conto. O forse, alla fine, remando contro corrente anche sul web a vincere saranno i buoni, come prevede Berners Lee fra una trentina d’anni.

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