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“Quando una persona è intimorita, trovare il coraggio ha un “costo” emotivo…” Intervista a Donato Ungaro, querelato per uno spettacolo teatrale

 

Una querela per diffamazione con l’intento di impedire ai teatri di ospitare lo spettacolo “Saluti da Brescello” del Teatro delle Albe di Ravenna, ispirato alle vicende accadute ad un uomo che viveva a Brescello, in provincia di Reggio Emilia dove svolgeva la professione di vigile urbano. Vicenda che sta suscitando reazioni nel mondo artistico e dei media perché coinvolge un celebre regista come Marco Martinelli e sua moglie, l’attrice Ermanna Montanari, l’editore Marco Belpoliti e il giornalista Donato Ungaro e perfino alcuni direttori artistici di teatri del nord Italia. Il querelante però confonde lo spettacolo citato con “Va pensiero”, un altro testo scritto dello stesso regista di “Saluti da Brescello” che si è ispirato liberamente alla storia di Donato Ungaro. I teatri a cui è arrivata la querela per avvisarli delle conseguenze nel caso non venisse rispettato il divieto di rappresentazione, non è quello accusato di diffamazione da parte dell’ex sindaco di Brescello Ermes Coffrini, visto che “Saluti da Brescello” non è in programma in nessun teatro in questo periodo, mentre “Va pensiero” è in calendario al Teatro Astra di Torino dal 14 al 17 marzo e al Teatro Ariosto di Reggio Emilia dal 22 al 24 marzo. Ora si viene a sapere che nel mese di dicembre del 2018 Ermes Coffrini ha depositato una querela per diffamazione al regista Marco Martinelli intimando il divieto di portare in scena lo spettacolo “Saluti da Brescello”. L’anomalia è rappresentata dal fatto che  Ermanna Montanari non ci recita e non è nemmeno l’autrice di questo testo. Non si comprende perché sia stata querelata. Invece, in “Va pensiero” è l’attrice protagonista e condivide con Martinelli l’ideazione e la regia ma lo spettacolo che viene citato nella querela è “Saluti da Brescello” e non “Va pensiero”. La querela è rivolta anche a Marco Belpoliti direttore della casa editrice Doppio Zero di Milano per aver pubblicato sul proprio sito la drammaturgia (inizialmente la pagina è stata oscurata poi ripristinata) di Martinelli e lo stesso Donato Ungaro, giornalista professionista “colpevole” di aver ispirato lo spettacolo. Per capire cosa è accaduto bisogna tornare indietro negli anni per ricordare quando nel 2002 viene licenziato dall’allora sindaco di Brescello, a causa della sua attività giornalistica investigativa ritenuta “scomoda” per aver scritto articoli che denunciavano la mafia infiltratasi nel territorio emiliano. Dopo aver perso il posto di lavoro l’ex vigile urbano vince il ricorso superando tutti e tre i gradi di giudizio, fino a quando nel 2015 la Corte di Cassazione di Roma dichiara illegittimo il suo licenziamento con obbligo di reintegro, indennizzo delle retribuzioni non percepite e rimborso delle spese processuali.
Nel 2016 il consiglio comunale di Brescello viene sciolto quando Ermes Coffrini non è più sindaco da dodici anni (lo è stato dal 1985 al 2004) mentre la carica di primo cittadino era ricoperta dal figlio Marcello Coffrini. Nelle motivazioni dello scioglimento, però, si fa riferimento anche ai mandati in cui era sindaco Ermes Coffrini.
Ungaro nel frattempo è diventato giornalista professionista e scrittore ma per vivere fa l’autista di bus a Bologna, senza mai venire meno al suo impegno morale ed etico nel contrastare le illegalità. Lo abbiamo intervistato perché racconti una vicenda che ha dell’incredibile e di fatto è un’intimidazione rivolta alla libera espressione artistica tant’è che il regista Marco Martinelli scrive sul profilo facebook del Teatro delle Albe: «Il teatro è atto: atto di coraggio, denuncia del misfatto, matto che crea bellezza. Non ci fermeranno.»

Donato Ungaro come è venuto a conoscenza della querela che cita lei e gli artisti dello spettacolo?
«Sono stato informato insieme a Marco Martinelli il 7 gennaio scorso quando alcuni direttori di teatri ci hanno avvisato di aver ricevuto copia della querela a noi rivolta con il chiaro intento di non ospitare  “Saluti da Brescello” . Ne io né il regista fino a quel momento sapevamo della decisione dell’azione legale nei nostri confronti. Mi sono stupito perché lo spettacolo che viene contestato non è programmato in questo periodo mentre lo è “Va pensiero” sempre del Teatro delle Albe di Ravenna».

Come è avvenuto l’incontro tra lei e il regista di teatro Martinelli?
«Per il mio impegno giornalistico mi sono stati consegnati il premio Giorgio Ambrosoli e la menzione speciale del premio Pio La Torre, quest’ultimo organizzato dalla FNSI, Avviso Pubblico e CGIL mentre nel 2015 ho ricevuto il premio Grido della Farfalla assegnato dall’Associazione Gruppo della Zuccherificio” di Ravenna (un premio “dedicato ai giornalisti che abbiano illuminato con la loro attività battaglie poco raccontate dai mass media e assenti nell’agenda politica del Paese”, ndr). È in quell’occasione che Marco Martinelli viene a conoscenza della mia storia e chiede agli organizzatori di potermi conoscere. Dal nostro incontro il regista si è poi documentato andando a leggere anche le ordinanze processuali, gli articoli che erano stati pubblicati e da varie fonti ha scritto “Saluti da Brescello” (commissionato dal Teatro di Roma per rappresentare l’Emilia-Romagna nel progetto “Ritratto di una Nazione – L’Italia al lavoro”, curato da Antonio Calbi e Fabrizio Arcuri, che ha debuttato al Teatro Argentina nel settembre 2017, ndr) e per questo motivo io ho ricevuto la querela in cui mi si considera l’ispiratore dello spettacolo. Nello stesso anno ha debuttato anche “Va pensiero” a Modena portato in scena in molti teatri e nelle prossime settimane sarà a Torino, Reggio Emilia e Pavia. Martinelli prende spunto dalla mia vicenda ma lo fa liberamente e scrive il testo includendo anche molte altre situazioni narrate che appartengono a storie diverse che non c’entrano affatto con la mia».

Lei era un vigile urbano a Brescello e collaborava con alcuni quotidiani locali. Prima ancora lei però era stato arruolato nell’Arma dei Carabinieri. Ora fa l’autista di bus a Bologna, continua a scrivere e viene chiamato nelle scuole per parlare di legalità. Un impegno che la vede sempre presente anche nel suo blog che ha aperto e dove si può leggere: «Sulla mafia chiunque può dire qualsiasi cosa, basta che non dica la verità»
«Sono stato arruolato nei Carabinieri del Battaglione di Laives (in provincia di Bolzano) tre giorni dopo l’assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e sono  stato assegnato anche nei servizi per presenziare nei processi a fianco del giudice Carlo Palermo e Giancarlo Caselli. Nel 1994 ho vinto un concorso nel Comune di Brescello per vigile urbano e nel 2001 chiesi al sindaco di poter collaborare con la Gazzetta di Reggio dove scrivevo articoli che mi venivano affidati dall’allora capo servizio alla cronaca, Antonio Roccuzzo che aveva lavorato insieme a Pippo Fava (giornalista ucciso dalla mafia a Catania nel 1984, ndr). Mi occupavo di scritte mafiose nei cantieri, di escavazioni abusive nel fiume e nelle cave del brescellese, di scorie di fonderie utilizzate come sottofondo stradale e anche del progetto di costruzione di una centrale elettrica. Le mie inchieste toccavano da vicino una ditta della zona che nel 2011 ricevette una interdittiva antimafia per i suoi rapporti con esponenti della criminalità organizzata (misura a carattere preventivo che prescinde dall’accertamento di singole responsabilità penali nei confronti di soggetti che hanno rapporti con la pubblica amministrazione, ndr) oggi revocata.  Per le escavazioni abusive furono arrestati dei dipendenti della ditta, per le scorie di fonderia verranno fatte delle analisi dall’Arpa che certificheranno gli sforamenti ritenuti però accettabili e quel materiale è ancora sotto l’asfalto. Per quanto riguarda invece la centrale elettrica la ditta segnalata aveva acquistato i terreni con la speranza di venderli poi alla Ansaldo Energia di Genova ma a seguito dei miei articoli, che rivelavano una concentrazione anomala di tumori in una zona del paese, la vendita non è andata in porto. Sospetti confermati poi da uno studio dell’Ausl, che a seguito delle analisi ha realizzato il registro provinciale dei tumori. Da questa inchiesta il sindaco ha fatto aprire un procedimento disciplinare nei miei confronti, sfociato poi in un licenziamento. Il Comune sosteneva che come giornalista avrei potuto violare il segreto d’ufficio ma non lo ha mai dimostrato. Io ho intentato un causa per chiederne l’annullamento e nel 2010 il Tribunale di Reggio Emilia ha dichiarato illegittimo il licenziamento (decadendo dalla qualifica di pubblico dipendente non potevo più partecipare ai concorsi pubblici). Il Comune di Brescello decise di ricorrere e nel 2013 la Corte d’Appello di Bologna  ha confermato l’illegittimità dell’atto. Nuovo ricorso dell’amministrazione comunale fino a quando nel 2015 la Corte di Cassazione di Roma ha dichiarato definitivamente illegittimo il mio licenziamento. In tutte le sentenze, il Comune è stato “condannato” a pagarmi gli stipendi arretrati e l’obbligo di reintegrarmi. Nel 2013 la giunta deliberava il mio reintegro, con un documento palesemente illegittimo  e a quel punto ho chiesto l’annullamento della delibera che non mi è stato concesso. In sostituzione del reintegro ho chiesto l’indennità prevista dall’articolo 18. Il Comune sosteneva che non ne avevo diritto e che inoltre avevo perso il diritto al posto perché non mi ero presentato in servizio. Visto che non mi pagavano gli stipendi arretrati, nel 2014 ho chiesto l’emissione di un decreto ingiuntivo e il Comune si è opposto ritenendo di dovermi una cifra inferiore a quella prevista. Quindici anni dopo il mio licenziamento il giudice decideva per una cifra di 97mila euro, che mi veniva liquidata nel luglio 2017. A quel punto sono ricorso alla Corte d’Appello e nel gennaio di quest’anno la Corte ha stabilito in 149mila euro la cifra che mi spetta».

Dopo il licenziamento non hai mai smesso di fare il giornalista e Nando Dalla Chiesa in un articolo pubblicato per il Fatto Quotidiano quando racconta la sua vicenda scrive: “ Il giornalismo è la sua vocazione deludente”. Ma lei non ha desistito…
«Dopo essere stato licenziato ho ampliato le mie collaborazioni giornalistiche con la Gazzetta di Parma, TvParma, Corriere Romagna, con la redazione bolognese de l’Unità, il telegiornale de La7 (grazie ad Antonio Roccuzzo, mio mentore), TeleReggio, MantovaTv e  ho anche collaborato a un a puntata del programma Le Iene di Italia Uno, realizzando le riprese delle escavazioni abusive, che poi sono andate in onda con il mio nome. Ho scritto per Il Nuovo Informatore di cui sono stato per quattro anni il direttore responsabile e dal 2010 ho una rubrica su Piazza Grande, lo storico giornale di strada di Bologna. Nel 2005 ho superato l’Esame di Stato per l’esercizio della professione giornalistica e nel 2008 mi sono trasferito a Bologna, ma non trovando lavoro come giornalista sono stato assunto per guidare gli autobus urbani. Ho continuato a collaborare con alcune testate giornalistiche e da un paio d’anni curo un blog nel quale tratto il tema della legalità. Molto spesso vengo chiamato a parlare di legalità nelle scuole».

Sul blog di Donato Ungaro si può leggere un suo pensiero che non può che riportare a quanto accaduto con la querela che oltre ad essere temeraria va a ledere la libertà d’espressione degli artisti e dei teatri che scelgono di ospitare uno spettacolo teatrale.
«Non possiamo che ripensare alla parola già analizzata: intimidazione, che descrive il tentativo di creare timore, soggezione. Liberarsi dal timore, avendo ben presente che – nel caso di una intimidazione – non è un sentimento “naturale” del soggetto che la riceve, è un tornare a uno stato di libertà; e per riscattarsi dalla paura non c’è denaro che serva allo scopo. Bisogna sviluppare un sentimento equivalente e contrario: il coraggio. E quando una persona è intimorita, il trovare il coraggio ha un “costo” emotivo che spesso coinvolge nello sforzo anche altre persone alle quali teniamo particolarmente. Allora ecco che il riscatto rappresenta la liberazione da un obbligo che non sempre siamo stati completamente liberi di assumere o di rifiutare».

Lo spettacolo “Va pensiero” è in scena dal 14 al 17 marzo al Teatro Astra di Torino nell’ambito della stagione del TPE all’interno della settimana dedicata al Teatro delle Albe di Ravenna con il focus “Dal teatro civile alla non-scuola”. Sabato 16 marzo alle ore 18 al Teatro Astra di Torino si svolgerà il dibattito “La mafia dal sud al nord. Raccontare la mafia che cambia e le sue infiltrazioni. Partecipano Donato Ungaro, il regista Marco Martinelli, Gian Carlo Caselli (magistrato, già Procuratore della Repubblica a Palermo e Torino). Modera l’incontro Francesco Daniele (coordinatore della II Commissione della Circoscrizione III della Città di Torino).

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