Per il ministro Guardasigilli Carlo Nordio, il testo di riferimento sulla giustizia in Italia lo ha scritto Benito Mussolini, non un una persona di legge, un avvocato, un giudice, un magistrato. Nordio si riferisce al codice penale fascista, il codice Rocco. L’intervento di Nordio giunge in seguito alla richiesta di sottoscrivere una dichiarazione di antifascismo, proposta dagli organizzatori della fiera nazionale della piccola e media editoria “Più libri Più liberi”, prevista a Roma il prossimo dicembre. A questa idea si era opposta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica”, aveva detto la premier.
Il codice penale come quello civile sono stati adottati durante il fascismo- I laureati in legge come Nordio dovrebbero sapere che nel corso del tempo i vari articoli sono stati aggiornati dal legislatore, parzialmente abrogati dalla Corte costituzionale, soprattutto interpretati da avvocati e magistrati per renderli compatibili con la Costituzione. In particolare, il codice Rocco del 1930 è stato progressivamente svuotato dei suoi elementi autoritari, illiberali e antidemocratici. Le parole di Nordio si inseriscono dunque in un più ampio progetto di revisionismo della Storia, di vero e proprio rovescismo, dove i vinti vorrebbero dettare le regole ai vincitori che hanno scritto la carta Costituzionale democratica nata dalla Resistenza.
