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Esther Cross, La donna che scrisse Frankestein. Mary Shelley e il suo tempo

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Esther Cross, La donna che scrisse Frankestein, La Nuova Frontiera 2025, è un libro  che porta avanti un doppio racconto dipanandosi su due piani: la biografia di Mary Shelley   e il racconto del suo tempo, la temperie  che favorì la nascita di quel libro particolare che è Frankenstein o il moderno Prometeo. Figlia di due genitori fuori dal comune, il filosofo William Godwin e Mary Wollstonecraft, rivoluzionaria e autrice  di Rivendicazione dei diritti della donna, nacque a Londra il 30 agosto del 1797. I genitori, ideologicamente contrari al matrimonio, si erano sposati quattro mesi prima per semplificare la vita alla figlia: essere illegittima sarebbe stata una condanna. Il parto era stato organizzato con cura a casa, l’ospedale era per i poveri. Mary Wollstonecraft aveva scelto personalmente la levatrice, signora Blenkinsop, ma questa non riuscendo a fermare l’emorragia aveva dovuto chiamare il dottor  Poignand, il quale aveva estratto  con le proprie mani  i brandelli di placenta che la donna non aveva espulso durante il parto.  A quell’epoca nessuno si lavava le mani, nemmeno i medici, né in casa né in ospedale. Dovevano passare cinquant’anni prima che il dottor Semmelweiss chiarisse le tragiche conseguenze di questa pratica. Le partorienti venivano colpite dalle cosiddette febbri puerperali, erano invece infezioni puerperali. Mary Wollstonecraft morì in preda alle convulsioni dieci giorni dopo il parto, nonostante Godwin avesse contattato medici, sentito pareri , cercato di infonderle coraggio. Il funerale durò cinque giorni, Godwin ordinò una maschera mortuaria, tagliò una ciocca di capelli e la  conservò.  In seguito avrebbe scritto che le reliquie esercitavano un’autorità assoluta sulla sua mente.

Godwin, dopo la morte della moglie, tornò a occuparsi della  neonata, che nel frattempo era stata affidata a una nutrice. Adottò anche Fanny Imlay, la figlia che Mary aveva avuto da una precedente relazione  e che divenne Fanny Godwin. Poi si dedicò a redigere la biografia della moglie, la quale aveva lasciato numerosi romanzi, saggi, le basi di una nuova pedagogia, ma  egli era convinto che fosse importante in una biografia far emergere l’intelligenza e l’umanità di una persona attraverso il racconto dei suoi rapporti personali;  descrisse pertanto una donna sensibile e contraddittoria. La biografia ebbe molto successo, ma espose sia la moglie che lui stesso a critiche e attacchi , inoltre trasformò Mary Wolstonecraft  in un personaggio del suo tempo. Molti si recavano in pellegrinaggio alla sua tomba nel cimitero londinese e alcuni fanatici si spingevano fino alla sua abitazione per vedere quella figlia che si chiamava come lei e che ritenevano una sorta di reliquia vivente della scrittrice. La piccola Mary fu dunque fin da piccola oggetto di attenzione e di aspettative. Il padre stesso la riteneva dotata di un’intelligenza eccezionale e teneva un diario in cui annotava i progressi nell’educazione delle figlie, di cui si occupava lui stesso e in seguito insieme alla seconda moglie signora Clairmont. Era una figlia obbediente, ammiratrice del padre e  devota alla memoria della madre, sulla cui tomba imparò a leggere e a scrivere. La tomba si trovava nel cimitero di Saint Pancras, dove continuò ad andare anche da ragazzina.

Quello divenne  un rifugio, un luogo di evasione e di ispirazione per lei che  amava la poesia e voleva diventare una scrittrice “Si sedeva sulla tomba della madre e leggeva i libri di entrambe i genitori. Leggere e comunicare con i morti sono esperienze simili tra loro: creare un’intesa con persone assenti (il morto o l’autore), accedere ad altri mondi”. Leggere nei cimiteri era una pratica diffusa, là c’era chi passeggiava, chi sedeva sull’erba in un’epoca in cui i turisti amavano andare in pellegrinaggio  alle tombe degli scrittori e  oltre ai libri ne collezionavano le reliquie .  Saint Pancras anni dopo sarebbe stato il luogo degli incontri clandestini di Mary  con Percy Shelley e sulla tomba della madre si sarebbero dichiarati il loro amore.   A quei tempi capitava di vedere famiglie che passeggiavano tra le tombe, ma c’era  spesso un motivo preciso, quei parenti facevano la guardia al sepolcro del proprio defunto, così come un giovane che si aggirava solitario poteva essere uno studente di medicina in cerca di materiale. In quell’epoca si stava combattendo una guerra contro la morte e “ l’arma con cui si combatteva era il sapere scientifico”, ma per approfondire le conoscenze  erano necessarie le dissezioni dei corpi. Medici e studenti avevano però a disposizione risorse limitate. Nel 1752 un editto reale dispose che i corpi dei condannati a morte nella prigione di Newgate venissero dati ai professori di medicina. La dissezione non serviva solo per studiare l’anatomia, ma diventava un ammonimento esemplare per i cittadini.

I corpi dopo la dissezione venivano esposti, quindi la dissezione implicava decadimento e oltraggio tanto che i professori di anatomia venivano considerati dalla gente boia di cadaveri e a volte fu necessario sottrarli alla furia popolare. Tuttavia medici e studenti  erano  più numerosi dei condannati a morte, per cui  si diffuse un traffico di cadaveri  ad opera di  bande dei cosiddetti resurrectionists, ladri di tombe, che traevano profitti vendendo  alle scuole di medicina i corpi  di adulti, bambini, feti, come compare nelle annotazioni di un celebre resurrectionist, Joseph Naples. Del resto anche quando venivano arrestati i ladri di cadaveri non potevano essere perseguiti se non per essere entrati nel cimitero oltre l’orario di chiusura o per il furto del sudario che apparteneva alla famiglia, perché i corpi non erano proprietà di nessuno. La situazione cambiò solo nel 1832 con l’Anatomy Act , una legge del Parlamento del Regno Unito per fermare il mercato nero dei resurrezionisti e fermare omicidi per  procurarsi cadaveri, come nel celebre caso di Burke e Hare.

Mary crebbe in un ambiente familiare stimolante, il padre e la matrigna avevano al piano terra della loro abitazione una casa editrice con una biblioteca di prim’ordine. La casa era frequentata da diversi intellettuali come il pittore visionario Henry Fuseli, la poeta Mary Robinson, gli strani fratelli Lamb, Il dottor Nicholson ,il poeta e critico letterario S.T. Coleridge. Mary ascoltava i loro discorsi,  le declamazioni delle loro opere e, come lei stessa scrisse nella seconda edizione di Frankenstein, alcune immagini mentali formatesi in quel periodo tornarono nel suo romanzo. Così come un’influenza su di lei ebbe l’Essay on Sepulcres di Godwin, nel quale il padre rivendicava il rispetto delle sepolture e il sentimento di amicizia  per i defunti e che divenne una delle sue letture preferite. Il padre la portava a teatro, al circo, all’auditorio, al cimitero e, cosa strana per una ragazza, le era concesso uscire di casa da sola. Londra era una città industriale, segnata da brutalità e miseria che colpivano chiunque vi andasse.  C’erano esecuzioni pubbliche, i profanatori di tombe intorno ai quali i giornali davano notizie sensazionalistiche, si mettevano in scena opere gotiche, c’era la fiera di San Bartolomeo, nota per i freaks: il gusto per il macabro accomunava tutte le classi sociali. Mary si allontanò “da Londra appena poté, temendola per tutta la vita. Ma sebbene rappresenti appena una tappa di un paio di pagine il libro di Mary Shelley è inconcepibile senza Londra”. La parte tenebrosa di quella città le metteva paura, ma questa paura lei decise di raccontarla. Esther Cross dice che “Se alcuni scrittori plasmano il contesto in cui vivono, lei crebbe nell’epoca di Frankestein”. Se questo è il contesto in cui Mary è nata e si è formata, il resto della sua vita è segnato dall’incontro  con Shelley. Il loro amore fu un colpo di fulmine, dopo una breve frequentazione decisero di fuggire insieme perché volevano che vita e lavoro, pensiero e azione coincidessero, lei aveva sedici anni e Percy ventidue.

Era il 28 luglio del 1814, nella fuga si unì la sorellastra Claire, anche lei innamorata di Percy. Lui lasciava la giovane moglie Harriet incinta e un figlio, anche se Percy , credendo nel libero amore, la invitava a unirsi a loro. Iniziarono una lunga peregrinazione in Europa, da veri romantici fecero del viaggio la cifra della loro vita. Aderirono alla causa per l’abolizione della schiavitù;  Shelley studiava  medicina e  chimica, proponeva un nuovo stile di vita, entrambi erano vegetariani e già questo li faceva sembrare strambi, non assumevano zucchero per protesta contro le piantagioni negli Usa. Credevano nell’umanità e in un mondo migliore “Nonostante la giovane età e l’inesperienza Percy e Mary avevano una forza notevole. Erano giovani, distratti, piuttosto incoscienti, erano i tipici ribelli  di un’epoca in cui … gli artisti si atteggiavano a geni. Allo stesso tempo, però aiutavano gli amici … Shelley era l’autentico eroe romantico, Byron il supereroe”.  Ciò che più di tutto unì Mary e Percy  furono la lettura e la scrittura che condividevano anche in un diario comune. Shelley  scrisse la prefazione della prima edizione di Frankenstein e intervenne nella  correzione del romanzo. Anche Mary mise mano nella produzione del poeta. Dopo la sua morte curò e pubblicò l’intera opera con sue annotazioni. Quando il suocero le proibì di pubblicare la biografia del figlio inventò lo stratagemma di  redigere varie note critiche, commenti e introduzioni  che integravano l’opera di Shelley  in modo tale da raccontare complessivamente la sua biografia.

La loro vita non fu facile, Percy non godeva di buona salute ed era costantemente sofferente; si spostarono  dalla Francia , alla Germania , alla Svizzera, all’Italia, traslocando con alcuni mobili e gli effetti personali, inseguiti spesso dai debiti. Ebbero tre figli, in un’epoca di alta mortalità infantile e grande fu il dolore per la perdita di due di essi. Un periodo felice per Mary fu quando nel 1816 lei, Percy e Claire  affittarono una casa in Svizzera vicino a Villa Diodati, in cui vivevano Byron e il dottor Polidori. Gli Shelley trascorsero lunghi pomeriggi di pioggia presso Byron e insieme discutevano dei misteri della vita e leggevano storie tedesche del terrore. Fu in questo contesto che  Mary concepì e scrisse Frankenstein.  Ester Cross , a capitoli alterni,continua  a raccontare la storia dei medici che dissezionavano i cadaveri  in nome della scienza e dei trafficanti di morti fino al processo di Burke e Hare  e segue la vicenda di Mary Shelley fino alla sua morte nel 1851, dopo aver conosciuto il successo della sua opera e aver patito molte morti e molto dolore, sentendosi una sopravvissuta di quel mondo in cui lei e i suoi amici avevano vissuto.


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