Domenica 2 agosto il corteo Bologna non dimentica partirà da Palazzo D’Accursio e arriverà alla Stazione in piazza Medaglie d’Oro per ricordare le 85 vittime e i 216 feriti della Strage della Stazione di Bologna, la più grave e sanguinosa nella storia della Repubblica italiana. Sono trascorsi quarantasei anni dal 2 agosto 1980 quando Mambro, Fioravanti, Cavallini, Bellini e Ciavardini, terroristi neri, collocarono la bomba nella Sala d’aspetto di 2a Classe su odine della P2 di Licio Gelli. Come ogni anno alla vigilia della commemorazione, nonostante le sentenze definitive esce qualcuno che dice alla Gino Bartali: “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”. Questa volta non sono i soliti noti politici ma lo storico Vladimiro Satta che sul Tempo degli Angelucci, direttore Daniele Capezzone, contesta tutto: “La versione giudiziaria della strage di Bologna è affetta da debolezze intrinseche, anche a prescindere da confronti tra la pista nera e la pista palestinese, vale a dire l’alternativa delineatasi negli anni Duemila, che finora i giudici hanno più precluso che esplorato”. Interessante un altro passaggio: “La strage fu messa in carico ai fascisti prima ancora di avere le prove”.
Chissà fino a quando andrà avanti la pista palestinese?
L’articolo è molto lungo, per certi versi interessante, ma non sposta nulla. Io rispetto le sentenze e credo nel lavoro dei giudici. Mi auguro solo, per fortuna il giornale è letto da pochi, non diventi per gli antagonisti un incitamento alla contestazione.
La manifestazione di una città che non vuole dimenticare avviene in un momento socialmente difficile, non per le parole del professor Satta, ma per i recenti fatti bolognesi come la violenta morte di Abderrahim Fakir avvenuta nel quartiere Pilastro il 19 luglio mentre due poliziotti tentavano di immobilizzarlo.
Giornali, telegiornali, politici della maggioranza che governa il Paese, non fanno altro che parlare di Bologna divisa, come non era mai successo in passato. Bologna non è divisa. Bologna, ancora una volta, è stata ferita ma è già tornata alla normalità. Insistere sulla città divisa significa che dietro alla tragedia, che la famiglia di Fakir sta vivendo con grande dignità, la destra, che in Comune è all’opposizione, è già in piena campagna elettorale, scatenata dal capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, il bolognese Galeazzo Bignami che in continuazione chiede le dimissioni del sindaco Matteo Lepore (a cui va la solidarietà di Articolo 21 per le minacce ricevute che lo costringono a vivere sotto scorta), per aver convocato un presidio, pacifico, sottolineo pacifico, il giorno dopo la morte di Fakir, in piazza Re Enzo, a cui hanno partecipato oltre cinquemila cittadini. Bignami ha tentato inutilmente di strumentalizzare una piazza che chiedeva per Farik e per la sua famiglia: verità e giustizia.
Bologna è sicuramente divisa da quel manipolo di violenti chiamati antagonisti di cui si sa ben poco: “Chi sono? Da dove vengono? Chi li finanzia?”, chiediamoci a chi giovano le loro azioni di vandalismo della città, ripeto a manifestazione finita, rompendo vetrine, incendiando auto, lanciando bombe carta contro la polizia. Potere al popolo e altre associazioni nate contro il cantiere del Muba, il museo dei bambini voluto dal Comune, sfileranno staccati dal corteo, organizzato, come tutti gli anni, dall’Associazione Familiari delle Vittime della Strage di Bologna, che dobbiamo sempre ringraziare per la ricerca della verità, che che ne dica Vladimiro Satta.
Il nuovo presidente dell’Associazione dei familiari Paolo Lambertini, che il 2 agosto 1980 aveva quattordici anni, nella strage ha perso la mamma, si è detto fiducioso: “So che Bologna rispetterà i valori che da sempre chiediamo”.
Non va dimenticato il significato del corteo: rispettare la memoria è un dovere, soprattutto in un periodo come questo in cui si tenta di riscrivere la storia e modificare la Costituzione nata dalla lotta di Liberazione e dall’antifascismo.
La strage della Stazione di Bologna è stata eseguita da terroristi appartenenti a gruppi neofascisti, NAR e Avanguardia nazionale, su ordine della P2, avendo un unico obiettivo: abbattere la democrazia.
