Giornalismo sotto attacco in Italia

Se la democrazia si restringe, la società civile si allarga: trenta organizzazioni lanciano una mobilitazione nazionale per i diritti

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Di fronte a una democrazia che, pur mantenendo intatte le proprie forme, fatica sempre più a garantire l’effettivo esercizio dei diritti fondamentali, trenta organizzazioni della società civile scelgono di fare fronte comune. Nasce così la campagna nazionale “Se la democrazia si restringe, noi ci allarghiamo”, un’iniziativa che unisce realtà femministe, LGBTQIA+, ecologiste, antirazziste, transfemministe e impegnate nella tutela dei diritti civili e sociali con l’obiettivo di contrastare quella che definiscono una progressiva erosione dello spazio democratico.

L’iniziativa prende le mosse dai risultati del report Cittadinanze sospese. Indagine tra riconoscimento formale ed esercizio dei diritti in Italia, promosso da SEMIA Fondo delle Donne, che fotografa un Paese attraversato da una crescente distanza tra il consenso sociale verso molti diritti fondamentali e la loro concreta attuazione nelle politiche pubbliche.

Secondo il rapporto, l’Italia continua a definirsi una democrazia pienamente funzionante, mentre aumentano gli ostacoli all’esercizio di diritti essenziali. L’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza risulta spesso limitato dall’obiezione di coscienza e dalle profonde differenze territoriali; le persone LGBTQIA+ continuano a non godere di pieno riconoscimento giuridico e di pari diritti familiari; le politiche migratorie producono esclusione e trattenimento, mentre il discorso pubblico contribuisce a normalizzare discriminazioni, marginalizzazione e controllo.

È proprio da questa fotografia che nasce la scelta di “allargarsi”: una risposta collettiva che punta a costruire alleanze tra movimenti, territori e soggettività accomunate dalla stessa esperienza di esclusione.

Lo slogan della campagna, Allarghiamo l’attivismo in difesa dei diritti, sintetizza una strategia che punta ad ampliare spazi di partecipazione, rafforzare le reti sociali e trasformare l’isolamento in azione collettiva.

Per Federica Calbini, antropologa e Project Manager dell’associazione Liberas, i dati raccolti evidenziano una criticità ormai strutturale: “La restrizione democratica non avanza sempre attraverso grandi rotture. Spesso si consolida nella normalizzazione quotidiana dell’esclusione, nella burocratizzazione della violenza istituzionale e nella trasformazione dei diritti in concessioni condizionate. Quando una parte crescente della popolazione vive in una condizione di accesso limitato, diseguale o incerto ai propri diritti, la democrazia stessa si indebolisce”.

Ancora più netto il dato evidenziato da Giulia Sudano, presidente di Period Think Tank: negli ultimi dieci anni, su 1.117 atti parlamentari presentati in materia di diritti, distribuiti su dodici categorie, soltanto 36 sono diventati legge, pari al 3,2%. “Non siamo di fronte a semplici ritardi normativi – sottolinea Sudano – ma a una progressiva incapacità delle istituzioni di trasformare bisogni urgenti, già sostenuti da un ampio consenso sociale, in diritti concretamente garantiti”.

La mobilitazione non si limita alla denuncia, ma punta a costruire una partecipazione permanente attraverso strumenti concreti. Tra gli obiettivi della campagna figurano la diffusione dei dati contenuti nel report, la costruzione di una maggiore consapevolezza sullo stato dei diritti in Italia, il monitoraggio dell’attività legislativa nazionale e regionale, la promozione di iniziative di advocacy e la formulazione di proposte di riforma per rafforzare cittadinanza e autodeterminazione.

La coalizione riunisce associazioni impegnate nei diritti sessuali e riproduttivi, nella libertà di scelta, nella giustizia climatica, nella tutela delle persone LGBTQIA+, nella lotta alle discriminazioni, nella giustizia sociale, nei diritti delle persone migranti e nella promozione dell’uguaglianza sostanziale.

“L’obiettivo è allargare l’attivismo per i diritti – afferma Anita Garibalde da Silva, Segretaria Generale del Consiglio e coordinatrice generale del Movimento Identità Trans – costruendo un’infrastruttura permanente di monitoraggio, mobilitazione e proposta politica capace di contrastare l’erosione dei diritti e di restituire centralità alla partecipazione democratica. Perché nessuna persona dovrebbe vivere in una condizione di cittadinanza sospesa”.

Un messaggio che sintetizza il senso dell’iniziativa: se i diritti si restringono, la risposta della società civile è ampliare partecipazione, alleanze e spazi di democrazia, trasformando la mobilitazione in uno strumento permanente di difesa delle libertà e dell’autodeterminazione.


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