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Trapani che ha scelto di “resistere”. Manifestazione per difendere i valori dell’accoglienza nel nome della Costituzione

 

Anche a Trapani “l’Italia che resiste” ha fatto sentire la sua voce, in una agorà che ha visto la presenza di cittadini e associazioni. C’era anche Articolo 21. Con un gruppo non numeroso ma intenzionato a non perdere una occasione per manifestare la propria resistenza e a difendere i valori di accoglienza, di apertura e convivenza garantiti dalla Carta Universale dei Diritti Umani e dalla nostra Costituzione. Si è testimoniato a parole, ieri, in un pomeriggio certamente non facile per le particolari condizioni meteorologiche, ma con l’obiettivo di creare altre occasioni di coinvolgimento della città, il desiderio di adoperarsi perché nella nostra società prevalgano azioni, parole, gesti e politiche che mettano il rispetto dei diritti umani e la difesa dei più deboli al primo posto, si è condiviso l’impegno di resistere alle scelte inumane di chi vorrebbe lasciar morire in mare chi scappa dalla guerra, dalla fame e dalla povertà facendo spudorato sfoggio di barbarie e crudeltà. Da Trapani si è alzata la stessa voce di tante altre piazze italiane contro chi vuole riportare nel nostro paese razzismo e xenofobia. Articolo 21 anche a Trapani ha partecipato portando il suo bagaglio di impegno a difesa della libera informazione convinti come siamo che la difesa dei diritti di una collettività deve ripartire essenzialmente dai luoghi di produzione dei saperi. E queste agorà sono luoghi di produzione dei saperi di democrazia e libertà. Senza informazione non ci potrà mai essere coscienza civile sui problemi che ci colpiscono ogni giorno e quindi non possiamo avere armi per difenderci. Senza informazione non sarà mai possibile pensare di riuscire a impedire la costruzione di politiche esclusive ed “escludenti”.

Articolo 21 a Trapani ha proposto la nascita di una rete fra i diversi ambiti perché si realizzi una programmazione di lavoro sui temi della memoria e della legalità. In una terra difficile certamente dove la mafia ha infiltrato il proprio virus nella cultura e nel tessuto sociale. Una terra, ci insegna la storia, che non ha vissuto la “resistenza” che ha portato l’Italia a liberarsi da dittatura e fascismo ma che ha conosciuto e conosce altra resistenza, quella contro le mafie. Difendere i diritti degli immigrati e combattere la mafia sono due cose non lontane tra esse, si tratta di salvaguardare valori di democrazie e libertà che, dando addosso agli immigrati e sostenendo l’inesistenza delle mafie, vengono calpestati. Oggi ci dicono che la mafia è sconfitta come prima davanti ai morti ammazzati c’era chi ne negava l’esistenza, ma il fatto vero è quello che la lotta alla mafia è sparita dalle agende dei governi, i temi imposti dalla politica sono altri, immigrazione, pensioni, reddito di cittadinanza, mentre la mafia non è stata messa al tappeto, e oggi vive corrompendo come sapeva fare già ieri con la corruzione che entrò fin dentro ai tribunali dove magistrati segnati dalla condanna a morte decisa da Cosa nostra lavoravano affianco a magistrati corrotti. La posizione in piazza di Articolo 21 è stata chiara: con l’invito rivolto a “l’Italia che resiste” a stare al fianco di quei giornalisti che ogni giorno spesso senza stipendi decorosi e coperture contrattuali, senza reti di salvataggio, raccontano la mafia e la corruzione due facce della stessa medaglia. E a Trapani , è stato chiesto, “l’Italia che resiste” deve svolgere un ruolo preciso chiedendo alla società civile che applaude quando si vola alto e si parla in generale di mafia e corruzione di non voltarsi dall’altra parte o rifugiarsi nel garantismo o storcono il naso quando si fanno i nomi dei criminali e dei corrotti. La manifestazione è stata chiusa con la lettura dell’articolo 10 della Costituzione: L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici. Adatte sono risultate anche le parole che ci ha lasciato Anna Frank nel suo diario: “È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo”.

*portavoce di Articolo 21 Circolo Santo della Volpe Trapani

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