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Cronache dal Festival: cercare verità e giustizia, interrompere le catene dell’odio

 

Partiamo dalla fine, perché Corriamo per i Diritti Umani, corsa non competitiva organizzata dal Festival intorno al Parco Sempione ha visto validi atleti e tante persone coinvolte dopo la proiezione del film Free Run, che racconta la storia dell’emancipazione femminile nella corsa. Le donne hanno dovuto lottare persino per ottenere il semplice diritto di correre. Da Bobbi Gibb e Kathrine Switzer (le prime donne a partecipare alla maratona di Boston) a Fred Lebow (l’inventore della maratona di New York). Abbiamo corso anche per dieci attivisti che sono detenuti e repressi, segnalateci da Amnesty International e disegnati dalla matita di Gianluca Costantini, narratore per immagini di questa edizione del Festival.

Assa Traoré è sorella di Adama, ucciso di botte dai gendarmi francesi. Angela Gui non ha notizie del padre, cinese, da tanti, troppi mesi. E hanno raccontato la loro storia qui al Festival, con semplicità e in maniera molto diretta.

Verità e giustizia viene chiesta e rivendicata da un’altra donna, questa volta italiana: Cristina Cattaneo, medico legale che cerca di risalire alle identità di tanti, troppi morti del Mediterraneo. Il caso più eclatante è quello dei settecento dell’aprile 2015. Tanti giovani, molti ragazzi. Cattaneo in omaggio ai diritti dei vivi spiega perché è importante dire chi è morto e avere anche le carte che certifichino, oltre a un ricordo. Un diritto non solo umano, ma anche una porta verso libertà civili di chi resta.

Cyberbulli e cyberpupe: libertà e limiti nel web. Il titolo dei lavori della mattina era esplicito, gli ospiti hanno parlato in maniera chiara di fronte a un interessante fenomeno, impossibile da evitare. Una platea di ragazze e di ragazzi che vive il fenomeno del bullismo, fisico o digitale, o che ne sente parlare nella propria quotidianità messa di fronte a degli adulti, specialisti, che parlano di loro, ma forse non la stessa lingua. Uno scambio difficile, vocabolari che cercano di avvicinarsi.

Appuntamento a sabato alle 10.30 con una domanda molto interessante: a cosa serve l’arte se non cambia lo stato delle cose? E L’intervista di Danilo De Biasio ad Ai Weeiwei.

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