Sessant’anni fa ‘Auschwitz’ irrompeva nella cultura e nella politica italiana. Guccini l’aveva scritta due anni prima e quella canzone fu un violento cazzotto nello stomaco di chi si era fatta un’idea della guerra e dell’odio solo leggendo qualche ricostruzione storica.
Uomo del presente, Francesco affidò uno straordinario messaggio a quel suo testo che partiva da un orrore per non dimenticare quello che viveva nel suo tempo. Nei suoi occhi, nella sua cultura, nella sua sensibilità, nel suo amore per l’umanità la seconda parte di quella canzone, indimenticabile e sempre attuale, così chiudeva: “Ancora tuona il cannone/ ancora non è contenta di sangue/ la belva umana (…) io chiedo quando sarà che l’uomo/potrà imparare a vivere senza ammazzare/e il vento si poserà”.
Nella sua contemporaneità c’era la guerra criminale in Vietnam. Non poteva immaginare che 60 anni più tardi il suo grido accorato, disperato avrebbe avuto un valore enorme per chi guarda con dolore, rabbia, orrore a quanto è accaduto e accade quotidianamente a Gaza e ai palestinesi.
Quella generazione alla quale ancor oggi sento l’orgoglio di appartenere, visse una stagione formidabilmente ricca di stimoli: il cinema, la letteratura, la musica, l’università, contribuirono tutti insieme ad aprire gli orizzonti, a far conoscere il mondo, a far acquisire conoscenze nuove e generalizzate a giovani che solo fino a pochi anni prima erano cresciuti in una dimensione che non andava oltre i confini non solo nazionali, ma anche regionali o addirittura cittadini.
Come avvenne la massiccia diffusione delle nuove conoscenze? Attraverso enormi momenti di partecipazione che si attuarono nelle università, nelle associazioni, perfino negli oratori. Partecipazione che sconfisse le censure e i silenzi protezionistici del monopolio televisivo e radiofonico. La forza delle idee democratiche fu dirompente.
Oggi, qual è il contributo che il mondo della cultura e dell’informazione riescono a dare per combattere falsificazioni, razzismi, sperticato elogio della corsa alle armi contro nemici assolutamente immaginari? E, a parte le forti reazioni spontanee degli studenti, dei giovani, quali forme organizzative sono in campo per ridare vita a forme di partecipazione nelle quali si possano affrontare le più complesse questioni di politica internazionale?
Infine: possibile che siamo ridotti a dare più ascolto a due guerrafondai, responsabili di massacri e guerre, piuttosto che ai messaggi di pace, fratellanza, umanità di ben due papi, il secondo dei quali proprio alla ‘Magnifica Humanitas’ ha voluto dedicare una sua fondamentale enciclica?
Oggi rimpiangiamo la poetica e la musica di Guccini. Siamo più soli. Ma credo che la cosa che ci manca di più è la capacità sua e di tanti altri autori suoi contemporanei di raccontare il mondo con semplicità unita ad una enorme efficacia.
