Un poliziesco intenso e di grande atmosfera, dove l’indagine su un serial killer si intreccia con un teso dramma psicologico sul confine scivoloso tra legge e vendetta.
Il panorama del noir italiano si arricchisce di un’opera prima di rara maturità: La giustizia del commissario Falchi, romanzo d’esordio del chirurgo oncologo Leonardo Duranti edito da Solferino (240pp., 17,90 Euro) il quale si impone con una scrittura pulita, “chirurgica”, e sorprendente per un debutto, capace di coniugare con perfetto equilibrio la tensione dell’indagine poliziesca e la profondità dell’introspezione psicologica.
La vicenda prende le mosse dal trasferimento a La Spezia di Carlo Falchi, Commissario di Polizia in fuga da Milano e dai fantasmi di un passato devastante: la tragica scomparsa dell’amata moglie Anita, uccisa dalla malavita in un delitto rimasto tuttora impunito.
La cittadina ligure, tuttavia, non gli riserva una calda accoglienza, travolgendolo al suo arrivo con una scia di sangue inquietante: un ristoratore viene ucciso con un’arma insolita, con accanto al cadavere un messaggio enigmatico lasciato dall’omicida; a questo delitto, ne seguono altri, in una successione seriale che sembra voler stabilire un nesso tra le vittime, a causa delle modalità seguite dal killer, sempre identiche, e dalla presenza accanto ai cadaveri di indovinelli dal medesimo tenore.
Ma proprio quando Falchi sta per stanare il colpevole, i conti rimasti in sospeso con la sua vecchia vita tornano violentemente a galla, ponendolo di fronte al dilemma morale più grande quando il confine tra la giustizia della legge e il desiderio privato di vendetta diventa drammaticamente labile: continuare a seguire rigorosamente le regole o rinnegare, per una volta, la propria storia di uomo delle istituzioni. Con uno stile nitido e un ritmo che non concede tregua, Duranti firma un poliziesco solido e avvincente, che non si limita a sciogliere un enigma criminale ma scava con forza nelle fragilità dei suoi protagonisti.
