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Muhammad Alì, sempre dalla parte dei deboli

 

Pensieri e pugni. Muhammad Alì non fu solo il grande Cassius Clay ( è un nome da schiavo disse una volta ), che folgorò gli appassionati di pugilato all’Olimpiade di Roma del 1960 per poi deliziarli nel prosieguo della carriera.La sua leggenda va oltre le gesta sportive, tanto che è difficile dire se sia stata un’icona della boxe o del libero pensiero, che come tale non va mai soppesato nel merito, anche se il suo impegno nella lotta per i diritti civili e a favore della comunità afroamericana va rimarcato ed è importante forse di piu’ delle sue corone da campione.”Non ho mai litigato con questi Vietcong.I veri nemici della mia gente sono qui “. Pensate a una frase del genere negli Stati Uniti del 1966. Piu’ forte dei suoi pugni. Sempre dalla parte dei  deboli, come ebbe il coraggio di apparire quando nel 1996 ,fu  tremolante tedoforo , col Parkinson già evidente, all’Olimpiade di Atlanta.

Chissà se l’origine della malattia che l’ha portato alla morte nel letto di un ospedale dell’Arizona risieda nei tanti cazzotti che, oltre ad aver dato, ricevette. Lui , sempre un pò spaccone,sostenne di aver preso pochi pugni forti per poi attaccare ancora una volta con pensieri e parole:”Pensa quante persone di colore vengono uccise al giorno d’oggi da colpi di pistola o da coltellate senza incassare un dollaro ” . Su di loro sapeva trasferire i riflettori che catturava sul ring.
Recentemente  poche le sue apparizioni pubbliche, dopo circa trent’anni di Parkinson. L’ultima il 9 aprile scorso proprio per raccogliere fondi a favore della ricerca contro la malattia che lo stava mettendo al tappeto.Sorretto e con gli occhi nascosti da un paio di occhiali scuri. La forza che ebbe sul ring apparve ancora una volta proprio in quella debolezza che ebbe il coraggio di mostrare in quell’occasione, per colpire con la forza del suo impegno sociale.Anche cosi’,come ebbe a dire da pugile campione, volava come una farfalla,lui peso massimo, per pungere come un’ ape e perciò è stato fino alla fine ” the Greatest “.

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