Giornalismo sotto attacco in Italia

Lo stupro diventa desiderio recondito. L’ultima frase traumatizzante passata in Rai

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La banalità del male non la vedi subito, appare all’improvviso nelle parole di una giornalista che, con un sol colpo, trasforma la violenza sessuale in desiderio recondito di tutte noi femminucce in cerca di brividi speciali.
Sembra incredibile, eppure è successo. In una trasmissione dove, nel tempo, abbiamo visto accadere quasi di tutto. La giornalista Concita Borrelli, già accasata con un bel nome della nobiltà che resta del Belpaese, ha detto testualmente a “Porta a Porta”: “Se entriamo nella sfera sessuale di ognuno di noi, nei sogni, nell’immaginazione c’è lo stupro. Ce l’abbiamo tutti”. La Borrelli stava commentando il celeberrimo delitto di Garlasco e relativi sviluppi giudiziari. E per quanto l’Italia sia un Paese ancora incagliato nel dibattito relativo alla violenza sessuale che si concretizza quando non c’è consenso, una simile nefandezza non se l’aspettava nessuno. “Parole inaccettabili –  le definisce l’UsigRai – non degne del servizio pubblico, che oltre a essere profondamente irrispettose nei confronti delle vittime di violenze sessuali contribuiscono a una pericolosa banalizzazione dello stupro”. Tuttavia Borrelli è una donna della Rai, nel senso che per molti anni è stata autrice di Un0Mattina e consulente della stessa trasmissione di Bruno Vespa, tuttora è di frequente ospite della tv pubblica come opinionista e la squallida uscita sullo stupro ha persino un precedente altrettanto grave. L’anno scorso, da ospite di “Uno Mattina in famiglia” disse che i i gay li riconosceva perché aveva “i radar”. Apprendiamo dall’Ansa che Borrelli ha annunciato le scuse nella prossima puntata e che lo stesso farà il conduttore Bruno Vespa. Può bastare? Alle vittime di stupro no. Alle donne che per avere giustizia debbono denunciare e lottare con grande fatica perché sia riconosciuta la responsabilità dell’autore dello stupro nemmeno. E certamente no a chi cerca di raccontare la violenza sessuale sulle donne, ma anche su bambini, talvolta su persone con disabilità mentale o fisica.


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