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Siria, una ferita aperta

 

E’ stata rimandata a data da destinarsi la conferenza di pace sulla Siria, pace che sembra ancora troppo lontana. La Coalizione Nazionale Siriana (unione con alla base l’Esercito Siriano Libero, riconosciuta come legittima dall’occidente) non intende partecipare a Ginevra2 se non verrà decisa una data per l’uscita di scena di Assad e se sarà presente l’Iran. Su fronte opposto la posizione di Assad rimane quella di non voler partecipare alla conferenza per timore di perdere i suoi poteri. La questione siriana si trova ancora una volta in un vicolo cieco e l’interesse dei media, venuto meno dopo le dichiarazioni di Obama riguardo le ripercussioni in caso di prove di uso di armi chimiche, non facilita alcuna sensibilizzazione dell’opinione pubblica riguardo questa tragedia.

120.000 sono i morti dall’inizio del conflitto che dura ormai da 32 mesi, 7.000 di loro erano bambini, 5 milioni gli sfollati di cui oltre 2 milioni i rifugiati alle frontiere, 2 milioni i rifugiati minorenni, 740.000 profughi hanno meno di 11 anni. In aggiunta a questo vanno considerate le condizioni di vita di chi cerca di sopravvivere in un paese in cui ci sono un numero incalcolabile di strutture danneggiate, rase al suolo, fra cui scuole e ospedali, un paese in cui si fa fatica a reperire ogni genere di prima necessità quando questo non è proprio possibile. Le cifre che vengono riportate non possono che essere approssimative, oltre il numero spaventoso delle vittime dovremmo tenere conto anche delle molte migliaia di persone di cui si sono perse le tracce fra cui il nostro connazionale Padre Paolo Dall’Oglio (nella foto).
La Siria non è così lontana eppure, nonostante gli appelli di chi si adopera per far pervenire aiuti e di alcuni rappresentanti religiosi e non, questa tragedia sembra consumarsi ancora una volta nell’indifferenza. Fino dai primi scontri, risalenti a Marzo del 2011, è mancata la volontà di trovare una soluzione basata sulla via del dialogo e l’escalation di violenze si è espansa liberamente. La Siria è una ferita aperta che continua a sanguinare sotto gli occhi di tutti, non è accettabile abbandonare un popolo alla violenza. Non dimentichiamo i rifugiati, non dimentichiamo i bambini, nel nostro piccolo possiamo dare un contributo alle molte iniziative e i progetti di associazioni grandi e piccole che si prodigano per portare aiuti come Child Again che cerca di sostenere i bambini nel diritto essenziale di rimanere tali. Solo questo possiamo fare, cercare di essere migliori dei politici, degli indifferenti, di chi condanna per razzismo, ignoranza o semplice mancanza di umanità, chi scappa dalla guerra.

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